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Sunday May 27th 2018

Elogio alla Primavera

La neve aveva attecchito appena sul selciato e già il gelo vittorioso intaccava la memoria, quando la Primavera felice col suo uomo per mano passò di nuovo tra gli occhi ed il dolore. Lui abbozzò un sorriso di scherno e tirò dritto per la sua strada disseminata solo di errori. Quella sera sarebbe dovuto andare a sentire un flauto melodrammatico ripercorrere un salone di Bologna. Preferì la tortura minore di stare a casa con sé abbandonandosi al dirupo dei pensieri. Pensò a Lei di sfuggita tra un morso ad un pezzo di pane imbottito ed un sorso di Sangiovese. Esaminò con cura le varie possibilità che riguardavano l’utilizzo del gas nelle cure da innamoramento e poi si risolse a scrivere ancora qualcosa su un gelido monitor invernale.Abbozzò una poesia e poi quando si accorse che era la piu’ bella tra le sue, la gettò nel cestino, e disse:
-Addio Primavera- alzando alla stanza vuota il calice del vino.
Il punto è che per cambiare l’universo si deve riuscire a non pensare al proprio cuore dilaniato, ad accettarlo come un passo della vita, ad andare avanti con la leggerezza di chi non amerà mai.
-Non sposterò mai il mondo, sono così pesante che non riuscirò nemmeno a muovere me- perfino il muro sembrava convinto o forse accettava sarcastico la frase.
Passò una galleria di autocommiserazione e distruzione ma ebbe solo l’effetto di tergicristallo per le poche lacrime neppure convinte al momento dell’uscita.
-Ho fatto tanti di quegli errori che non vedo perché dovrei perdere l’abitudine- una delle poche certezze della sua mente uscì dalle labbra come un rigurgito.
Si ritrasse dal letto gettando con forza alla parete il bicchiere, il vino colò giu’ come sangue lento.
-Ed ora che sei nata Primavera, è giusto festeggiarti!-
La doccia immediata, col corpo nudo sotto prima di sapere se fosse fredda o bollente, e poi sì vestì come per la Prima. In giro sotto i portici a ripercorrere le strade della magia, incontrò perfino Amedeo quello della trattoria dove mangiarono il pesce, stava con due che sorridono per mestiere.
Comprò una rosa ad un marocchino e la regalò alla prima donna del tragitto, sorrise e disse “Sono Ambra” lui rispose proseguendo il cammino “sono solo l’inverno e vado via… forse l’anno prossimo.”

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