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Monday April 23rd 2018

THE VILLAGE-FILM-RECENSIONE

Vorrei fare alcune riflessioni sul film ‘The Village’, ma chiederei a chi intende vederlo, di leggere queste riflessioni solo DOPO la visione del film, perche’ dovrei narrarne la trama, scendendo in dettaglio, e, in tal caso, sarebbe come rivelare subito a chi legge un libro giallo chi e’ l’assassino e come e’ avvenuto il reato, togliendogli il gusto della scoperta personale.
Nel film il significato o i significati vengono anche troppo direttamente svelati nelle ultime sequenze, ma mi sono accorta con stupore che molti non ne hanno colto affatto il messaggio, pur essendo, per la media, anche troppo palese e scoperto, cosa che considero un limite alla profondita’ del film, proprio perche’ questa trasparenza eccessiva non mi ha stimolato abbastanza. Secondo me cio’ non permette molti piani di lettura, ne’ induce a quelle considerazioni sociali, politiche o metafisiche che erano possibili, ad esempio, in un ‘Minority Report’, che considero decisamente superiore.
The Village non e’ un film horror, malgrado i suoi effetti terrificanti, ma e’ o vorrebbe essere una parabola. In un certo senso si riferisce al modo di vivere di certe enclaves americane, da un altro punto di vista potrebbe riferirsi a un piu’ ampio desiderio di salvezza che puo’ invadere alcuni membri della civilta’ contemporanea, terrificati ma impotenti di fronte al male che imperversa; in una terza accezione, infine, il film descrive, sotto forma di metafora, una serie di proiezioni che rendono la consapevolezza di ognuno cieca e incapace di capire. Naturalmente i piu’ ci hanno letto la spiegazione sociologica della vittoria di Bush e la psicologia di molte comunita’ statunitensi dopo l’11 settembre, la paura che assedia gli americani quando un attentato ha portato morte e distruzione nel cuore stesso di quell’America tanto spavalda e indifferente quando a portare morte e distruzione all’estero era lei, la paura e il regresso spirituale che sta congelando l’America, e non solo, in una autoreclusione forzata per non rompere l’incantamento per cui gli USA si ritenevano, e si ritengono in parte ancora, l’unico paese innocente e ‘giusto’ del mondo.
Il regista e’ un indiano di soli 34 anni, M. Night Shyamalan, considerato erede del gotico americano. Shyamalan ci era gia’ noto per un film che ha avuto molto successo tra gli amanti della parapsicologia: ‘Sesto senso’ e per il molto impreciso ‘Segni’, sui cerchi nel grano. Cosi’ per alcuni e’ stato facile pensare che il regista si muovesse nello stesso filone del cinema paranormale o fantascientifico o horror. Ma qui abbiamo il tentativo di qualcosa di diverso, non un film ‘di’ paura, ma ‘sulla’ paura, ed entriamo in un fenomeno che gli analisti denominano ‘transfert’, relativo ai meccanismi di difesa che la psiche instaura per salvaguardarsi dai contenuti perturbanti rimossi. Il transfert, che fu studiato da Freud e da Jung, e’ uno degli strumenti che, in analisi, permettono di individuare molto rapidamente i complessi di cui soffre un soggetto (in questo caso una comunita’ rurale isolata dal mondo) e consiste nel disconoscere cio’ che si agita all’interno della nostra psiche che mal si concilia con la buona immagine che abbiamo di noi stessi e di proiettarlo fuori di noi, creando paure, mostri o pericoli immaginari, soprattutto creando il fantasma politicamente comodo del ‘nemico’. Il film parla di un rimosso sociale che diventa rimosso individuale. Gia’ Moore, in Bowling Coulombine, ci aveva spiegato, con un documentario antropologico, il martellamento mediatico di un potere che governa attraverso le emozioni e induce nei teleutenti americani una diffusa sensazione di paura, una sindrome da accerchiamento, che spinge la popolazione americana a barricarsi dietro una selva di armi e a nutrire una aggressivita’ irrazionale verso ‘un nemico immaginario’. La sindrome e’ qui riferita a un gruppo minore, una piccola comunita’ che vive in un villaggio innaturale in una amena valle, circondata da una paurosa foresta. Sembra di essere in una fiaba, ai primi dell’800. Non c’e’ luce elettrica, ne’ telefono, non ci sono auto, gli abiti sono come quelli della ‘Casa nella prateria’. La comunita’ sembra felice, tutti sono dolci e sorridenti, anzi sembra che il sorriso domini sui visi di tutti costantemente quasi in modo artefatto. I capi sono tutti ‘buoni’, sorridenti, protettivi. Si chiamano tutti Walker, che vuol dire ‘i camminatori’, ‘ i viandanti’, anche se non vanno da nessuna parte. In senso lato siamo tutti viandanti, ma a maggior ragione devono imparare a camminare coloro che sono piu’ bloccati dalle loro paure.
I bambini giocano, i giovani scherzano. Sembra che questo sia lo stile di vita che realizza un piccolo Eden dove sarebbe bello vivere. Ma i segnali di anormalita’ passano rapidi: un fiore rosso nato per caso viene immediatamente strappato e sotterrato. Al funerale di un bambino, si fanno accenni paurosi a qualcosa di strisciante e inevitabile. A poco a poco si scopre che la comunita’, in apparenza cosi’ lieta, vive in realta’ in un terrore costante, e il terrore viene dalla foresta, da cui si separa con un cerchio di torce e torrette di guardia e file di bandiere ocra scaramantiche. La foresta cela le ‘creature innominabili’, e la comunita’, quando si trova in grave bisogno, per esempio di medicine, non puo’ raggiungere la vicina citta’, per non attraversare la foresta, anzi la vita stessa della comunita’ poggia interamente su una fila di tabu’, giuramenti, riti, proibizioni relativi ai pericoli della foresta, che ne cementano l’unione e danno un potere carismatico agli anziani, proprio per la tutela da queste creature mostruose, connotate dal colore rosso. Il giallo ocra, colore della terra pallida o delle foglie che marciscono, connota il Bene; il colore rosso, sanguinario e potente, connota il Male. Chi ha a che fare con la foresta, per esempio i giovani guardiani, portano grezzi mantelli medievali con cappuccio, di stoffa ocra molto grossolana e non rifinita, quasi a indicare un potere (giallo e’ il terzo chakra dell’ombelico) che riposa su elementi viscerali e incompiuti. Il cerchio degli anziani poggia il suo potere sul terrore degli innominabili, la cui presenza e’ avvalorata da sibili, schianti e lamenti paurosi. Nessun giovane sa cosa sia la citta’, come siano gli uomini lontani, cosa avvenga nel mondo e tutti sono trattenuti dall’andare a vedere altri orizzonti da questa paura terribile che inchioda tutti alla valle. Quando avviene qualcosa di brutto, esso e’ riferita alle ‘creature innominabili’ che tutti temono. Il Villaggio e’ il Bene, la Foresta e’ il Male. Ogni tanto le creature innominabili danno prova tangibile della loro malvagita’, entrando nel villaggio a segnare di un rosso immondo le porte delle case, lasciando carcasse di piccoli animali o uccidendo pecore e mucche con ferocia disgustosa.
I protagonisti della storia sono Ivy e Lucius; lei e’ cieca, lui e’ introverso e chiuso. Un terzo protagonista e’ Noah, innamorato di Ivy ma pazzo, che e’ l’unico che non ha paura degli innominabili ed e’ molto contento quando essi danno qualche segno. Quando Ivy e Lucius annunciano il loro amore, la situazione precipita. Il folle Noah per gelosia pianta il coltello nella pancia di Lucius. Il giovane e’ gravissimo, la ferita va in suppurazione, occorrono antibiotici per salvarlo, ma questi sono nella citta’ che dista mezza giornata di cammino, basta seguire il torrente e poi ci sara’ una strada di sassi che porta alla citta’, andarci sarebbe facile ma bisogna attraversare la foresta e tutti sono troppo spaventati per andarci. L’unica a offrirsi e’ Ivy, la ragazza cieca e innamorata, due ragazzi sono scelti per scortarla, ma torneranno indietro per paura. A questo punto il decano del villaggio che si sente in grave colpa per mandare una ragazza cieca in una simile impresa, la porta in una casa fuori del villaggio che e’ chiusa a tutti, dicendole di non urlare per lo spavento e le fa toccare una spoglia appesa al soffitto, e’ il mantello rosso di una ‘creatura innominabile’, in realta’ e’ un travestimento, ci sono guanti che portano lunghi unghioni e una maschera orrenda fatta di ossa. Il decano spiega alla ragazza che le ‘creature innominabili’ non esistono, sono una invenzione degli anziani, per preservare lo stile di vita e l’isolamento della comunita’, ed essi fanno a turno per mandare dalla foresta i suoni spaventosi e le carcasse di animali. La mette a conoscenza del grande segreto affinche’ non abbia paura ad attraversare la foresta e cerca di spiegarle il perche’ di questa messinscena. Apre la sua cassa segreta (ognuno in ogni casa ne ha una) e ne trae vecchi giornali ingialliti e foto che mostrano i membri della comunita’ con abiti dei giorni nostri in una citta’ moderna. Le spiega che ognuno di loro e’ un sopravvissuto, che ha conosciuto gravemente il Male, che ha avuto il figlio ucciso da un drogato o la sorella stuprata da una banda di delinquenti. Alla fine si erano trovati tutti in un centro di assistenza e il docente universitario (il decano) aveva avuto la brillante idea di salvare le loro vite abbandonando quelle civilta’ che li aveva cosi’ tanto martoriati e di rifugiarsi in una valle appartata per ricominciare da zero, come se il tempo potesse regredire, e si potesse tenere il Male lontano creando un mondo di artificiale serenita’. I mostri non esistono, servono solo a salvaguardare i giovani e ad impedire che se ne vadano dalla comunita’. Ivy e’ sconvolta e parte per il suo viaggio, ma, quando e’ nella foresta, le ’creature innominabili’ si fanno sentire e una di esse appare, col suo mantello rosso e la sua maschera di morte. Ivy fugge terrorizzata ma con uno stratagemma riesce a far cadere la creatura che la insegue in una fossa dove muore. E’ Noah, il pazzo, che e’ fuggito dal villaggio vestito con la macabra montatura. A tentoni e sempre piu’ angosciata Ivy riesce ad arrivare alla strada di sassi e viene trovata da un ranger che arriva con una jeep e che e’ molto giovane, identico a Lucius, e anche lui prigioniero di un sistema poliziesco assurdo. La foresta e’ in realta’ una riserva completamente recintata dove nessuno puo’ entrare. Non solo un muro la chiude, ma un ministro ha anche decretato che lo spazio aereo soprastante non puo’ essere attraversato da aerei. Dunque anche il governo ha interesse a tenere la cortina chiusa e a impedire la comunicazione tra mondo e mondo. Il giovane ranger ha scritto sulla sua jeep il nome Walker, lo stesso della ragazza, anche lui e’ un camminatore, un viandante in cerca di se stesso, anche lui deve agire contro il potere. Il giovane ruba le medicine di cui Ivy ha bisogno, le medicine arriveranno, Lucius sara’ salvo. Qui il film si chiude.
E’ chiaro l’uso che il potere fa della paura, dell’invenzione del nemico, e’ chiara l’ipocrisia di qualunque persona o gruppo si illuda di essere nel Nene e di tenere a bada il Male, governando il dolore, la sofferenza, la vita, rimuovendo il Male da se’ e proiettandolo su nemici veri o inventati; e’ chiara la trappola di chiunque ceda al bisogno insopprimibile di avere un nemico da odiare, e’ chiaro il riferimento alla Russia, o all’America, o alla Cina o al qualunque paese islamico che pretenda di porre stesso come ‘giusto, e puro’, proiettando il Male sull’altro. Gli anziani del villaggio ripetono continuamente che essi sono ‘puri, che stanno salvando la loro ‘purezza’, che essi sono ‘innocenti’. Il loro stile di vita deve essere difeso in ogni modo perche’ in cio’ sta la loro ‘innocenza’. In modo schizofrenico, il Male viene rigettato tutto da una parte, l’innocenza e’ posta tutta dalla propria parte. Cosi’ fanno le Chiese, cosi’ i governi, le ideologie, i partiti, i poteri, i regimi. “Noi siamo il Bene” dice Bush, “Loro sono l’impero del Male”. Identicamente parla bin Laden. Non diversamente Berlusconi: “Noi siamo il partito dell’amore. Loro sono l’Odio”. E Bush: “Gli Islamici odiano il nostro stile di vita, ci odiano perche’ abbiamo la democrazia. Odiano il nostro dio”. E per avvalorare questo, si mente e si tradisce e si inganna, creando false prove di colpevolezza altrui e riducendo i popoli al colore ocra, colore della terra, delle viscere, degli escrementi. Perche’ la proiezione e’ un escremento della ragione, un pregiudizio della fede, una cessazione del Viandante.
La cosa che piu’ mi ha colpito nel film e’ che, anche quando l’inganno e’ svelato, anche quando Ivy ‘sa’ che le creature innominabili non esistono, il terrore persiste, e lei preferisce credere al terrore che le hanno insegnato piuttosto che alla verita’ che ha scoperto. Non diversamente gli Americani hanno continuato a credere ai mostri innominabili a cui sono stati condizionati piuttosto che alle verita’ che sono state scoperte. Il mostro vero, il vero pericolo e forse un assassino che altre volte aveva ucciso, era Noah, la pazzia che ogni comunita’, che ogni persona, nutre dentro di se’ e che non si puo’ esorcizzare misconoscendola e proiettandola in un nemico esterno. L’umanita’ e’ malata perche’ non riconosce il proprio male e, non riconoscendolo, non puo’ curarlo e difendersene. Cosi’ Hitler proietto’ l’Ombra della nazione tedesca sul nemico ebraico, suscitando tragedie incommensurabili e resuscitando mostri spaventosi. Cosi’ oggi la follia moderna, che si chiami fondamentalismo o democrazia o islamismo o libero mercato, ripete ingigantendoli gli errori mostruosi della parte peggiore dell’umanita’.
Come dice il mio amico S,: “L’isolamente non paga mai, non riesce a isolarci dal dolore e dalle nostre debolezze umane, che sono comunque destinate a esplodere, in qualsiasi contesto storico o politico.” Il Male non e’ la’ fuori, e’ dentro ognuno di noi. Lateralizzare il male vuol dire deformare il senso della vita. Disconoscerlo non rende l’uomo innocente, ne fa un mostro.
“L’unica forza per salvare l’umanita’ e’ l’Amore. E continua S.: “Niente di nuovo sotto il sole ma spesso, troppo spesso l’umanità se lo dimentica. Non si spiegherebbero i milioni di morti nel pianeta nei secoli per guerre, guerre che sono sotto i nostri occhi e che fingiamo di non vedere, l’infanzia abbandonata quando non seviziata, i vecchi abbandonati a loro stessi in orribili ospizi, fratelli che ancora muoiono per denutrizione, l’avvelenamento della nostra Madre Terra. Il messaggio è chiaro, il problema risiede nella stessa frase chiave che il bimbo rivela nel stesso film del regista Shyamalan ne “Il Sesto Senso”:
“La gente vede solo quello che vuole vedere”.
“Riesci a vedere?” ripete la precog Agata di Minority Report al protagonista, anche lui cieco. “Riesci a vedere?”. La realta’ non e’ mai come ce l’hanno costruita. Ma Agata dice ancora: “Tu puoi scegliere”. L’uomo che vede puo’ scegliere, puo’ diventare un Walker, un viaggiatore effettivo, puo’ evolvere. Scegliere vuol dire andare fuori dal mondo che ci hanno scelto gli altri.
L’angelo dice: “In una mano hai la paura, nell’altra l’amore. Puoi aprire una mano per volta. Non potrai aprire l’amore, se tieni stretta la paura”.
The Village non e’ solo un film sulla paura, e’ un film sull’amore, perche’ l’amore e’ l’unico antidoto per la paura. Solo l’amore puo’ guarirci dal male che portiamo dentro e puo’ impedirci di proiettarlo sull’altro, rovinando noi con lui.

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