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Saturday April 21st 2018

PRINCIPI JUNGHIANI: LA SINCRONICITA’

Viviamo in un mondo di enti separati o in una realtà condivisa?
La risposta di Jung è molto simile alla visione tantrica. ‘Tantra’ vuol dire ‘trama’, rete di relazioni, intreccio. La scienza occidentale ha frantumato natura e psiche ma Taoismo, Induismo e Buddhismo vedono il mondo come una totalità interconnessa.
L’intuizione di una intelligenza totale può attraversare la nostra mente, anche se non siamo religiosi o filosofi.
Una mia allieva mi raccontò così la sua esperienza: “Una sera, mentre ero seduta sul divano, ho guardato il tappeto che avevo davanti a me e ho visto non il solito tappeto ma una formazione di uno spessore di circa 30 cm, nella quale i colori non erano più ben definiti ma si mescolavano, si compenetravano uno nell’altro e questo spessore aveva una propria vita. Ho capito così, perché l’ho visto con i miei occhi, che la forma “normale” delle cose dipende da un nostro modo di vederle e che noi non siamo sopra il tappeto, ma dentro il tappeto, così come siamo continuamente mescolati con quanto ci circonda”.
Anche i sogni premonitori o le visioni di chiaroveggenza sembrano indicare un livello di realtà dove tutto comunica con tutto, un luogo dove cambiano spazio-temporali e dove l’io esce dal recinto dell’individualità per comunicare con l’oltre. Quando la mente, nella veglia o nel sonno, esce dalle sue funzioni ordinarie, diventa una emittente-ricevente aperta, più simile alla parte di un ologramma dinamico che a un ente separato e in sé distinto. Potremmo ipotizzare una realtà più vasta dell’io e della natura, che le comprende entrambe, con interferenze reciproche e capacità di proiezioni e comunicazioni. In tale universo non solo la psiche può rispecchiare la natura, ma la natura può rispecchiare la psiche. Cadrebbe la distinzione tra Io e non-Io ed entrambi si porrebbero come riflessi di una intelligenza più ampia.
Sappiamo tutti che i sogni ci introducono in un piano dove tempo e spazio possono sparire o variare in funzione del significato, e dove le cose sono legate in rapporti diversi da quelli lineari della logica o fattuali dell’esperienza. Non ci chiediamo: cosa è questo, ma cosa significa, un po’ come avviene nel teatro, dove gli elementi sono scelti in funzione della trama per una necessità esplicativa, ma possono essere scambiati con analoghi. Così tre sogni consecutivi possono indicare lo stesso oggetto pur nel variare dei caratteri formali.
Giustamente il teatro alto è teatro d’anima dunque eterno, atemporale e aspaziale, in quanto non storia di eventi esteriori ma rappresentazione di moti d’anima, archetipici, che possono mostrarsi indifferentemente con simboli diversi.
Ma la stessa cosa può avvenire per tutto: in alto sono i sensi, di fronte ai nostri occhi gli oggetti specifici in cui i significati si esplicitano. L’oggetto può farsi richiamo a una comunicazione che sta altrove. La domanda potrebbe essere: non ‘che cosa è questo’ ma ‘che cosa significa’.
La psicoanalisi junghiana è una percorso nella ricerca del significato, oltrepassa la psiche per inoltrarsi nell’essere.
L’inconscio è pieno di indizi. Sul palco notturno del sogno ci vengono incontro messaggi con cui potremmo integrare il senso di ciò che siamo, ma Jung pensa che anche nella veglia possano venirci incontro messaggi, che si reggono insieme coesi, come indizi nell’intera trama della nostra vita o nel senso di una totalità più vasta, in essa siamo liberi e insieme avvertiti che ciò che conta è lo scopo. Come dice Agnese Sartori ne ‘Il segreto dell’aquila’: “La distanza non esiste; neanche il tempo esiste, solo il cuore è vero…”.
L’inconscio esce dal sogno, dall’arte o dalla malattia e ci avvisa attraverso le cose esterne. La sincronicità è questo. Non incontriamo il simbolo solo nella notte psichica nella disposizione creativa dell’immaginario o della patologia, ma nella natura apparentemente esterna delle cose, mai totalmente esogene o insignificanti, che si situano sul nostro cammino.
Realtà esterna e realtà interna non sono per Jung sostanzialmente lontane e distinte ma possono interagire e collaborare. Lo specchio interiore diventa più chiaro attraverso l’intera interpretazione del mondo. L’autocoscienza è, alla fine, riconoscimento di una identità, in una globale visione dell’essere che si regge sulle analogie di significato, che attestano una costante comunicazione tra io e non-io.
Noi partecipiamo di una parte assoluta e di una parte relativa. La mente è un contenitore totale in cui solo la nostra logica distingue diversità e vede incoerenze, mentre l’essere assoluto è in sé coeso e necessario.
La via dell’interpretazione dei sogni può diventare via per interpretare non solo l’arte ma la vita stessa. La notte incontriamo apparenze virtuali, il giorno cose che sembrano solide e forse sono altrettanto virtuali, l’anima cammina in mezzo, tra sonno e veglia, e raccoglie emozioni, ma sottostante resta il cammino, la crescita precaria. Tra le ombre del sonno e i lampi della coscienza si dipana il filo sottile delle nostre opportunità o responsabilità. Cosa si chiede da noi? E perché? E quale sogno vivremo quando ci saremo svegliati da questo? Così passiamo di senso in senso, come passiamo di sogno in sogno, attraverso confusi significati. Ma qual’è la base profondissima di tutto questo? E da chi posta e voluta?
Dice Agnese Sartori: “Viviamo in un universo misterioso.. il saggio indigeno insegna che bisogna vivere impeccabilmente ogni momento, perché solo così si vive in modo vero… ci verranno inviati messaggi e consigli attraverso ‘coincidenze significative’…. ed essi potranno aiutarci a vivere meglio a capire se siamo sulla strada giusta o se dobbiamo affrontare un problema o un pericolo…”
Quando usciamo dalla vista parziale, quando la visione tende all’assoluto, è come si levasse un velo, i valori mutano e il giudizio si espande, di colpo la realtà acquisisce coerenza e si cominciano a scorgere i legami necessari, le comunicazioni profonde. L’esclusivo io perde la sua centralità esaustiva e trapela una trama più grande. Gli interrogativi non diminuiscono ma cambiano, e ciò che prima era fondamentale ora diventa secondario. Muta la lettura delle cose; ognuna, dentro e fuori, viene letta secondo un altro modo, e i modi confluiscono in un percorso comune di segni identicamente significanti. Sogno, vita e natura, tre volti di Dio.
Maria Francesca trova nella sua casa una cavalletta, la cura per alcuni giorni, le dà da mangiare, poi un giorno ne vede una estremità che esce da una fessura e, scambiandola per uno scarafaggio, la uccide irrorandola di spry; anche se la cosa le procura enorme disagio. Lo stesso giorno viene a sapere della morte di una sua parente, vede la foto su un giornale e in tale foto la defunta porta una cavalletta sulla spalla. (!)
E’ una coincidenza? O è un segno? Nella vita capita a volte di imbattersi in eventi che sembrano legati tra loro in modo più che significativo. I sapienti indiani ci dicono che tutto è connesso. Il concetto è ignoto alla mente occidentale, analitica e separativa, ma a volte la scoperta di strane connessioni sorprende anche noi in modo inquietante. Uno è il discorso, tanti i segni, mirati i simboli.
Forse anche la cavalletta è un segno, uno dei misteriosi modi con cui l’inconscio comunica, perché l’inconscio collettivo non parla solo nella psiche profonda, parla nel mondo, anzi il mondo è il suo linguaggio.
Agnese Sartori, studiosa di culture messicane, narra che in Messico incontra lo sciamano Carlos, che le mostra la sua casa e dice che ha scelto il posto vedendo una cavalletta che si era posata lì, perché la cavalletta, nella simbologia azteca, è un segno messaggero. Alcuni giorni dopo Carlos le chiede di togliersi le scarpe e di trovare con i piedi le vibrazioni positive della terra. Quello è un luogo di potere, una cavalletta lì vicino lo conferma. Si trovano in un parco che si chiama proprio ‘il parco della cavalletta’ e l’insetto è inciso su una pietra in un disegno azteco. Carlos afferma che la cavalletta è un Maestro, o perlomeno un nunzio, e le dice ancora: “Io ti parlerò per mezzo delle cavallette”. Ogni sera Agnese e Carlos escono insieme e lei impara qualcosa, ma una volta Carlos non viene, lei va alla finestra, preoccupata, e vede una cavalletta che entra e si posa sul suo letto (ma non è stagione di cavallette!), tenta di prenderla e di metterla fuori ma niente! La osserva meglio e vede che ha la zampina sinistra spezzata. Allora le viene ansia e si mette a cercare Carlos per scoprire che è all’ospedale con la gamba sinistra fratturata. Tranquillamente lui le chiede se è arrivata la sua messaggera. Tre anni dopo di nuovo Carlos manca a un appuntamento, le racconterà che ha incontrato una cavalletta e l’ha seguito ed essa l’ha condotto a un importante ritrovamento archeologico, una bellissima pietra azteca col calendario del tempo, che ora è al museo di Antropologia.
Nel mondo antico le cose erano viste per quel che forse sono: ‘segni’, ma la nostra mente ha dimenticato; via via che ha perso l’unione col reale, ha dimenticato che il mondo è un tutto e che noi ne facciamo parte e che un tutto vuol dire una mente organica, un grande pensiero, di cui l’io è una piccola parte. Gli scienziati hanno frantumato il reale in pezzettini e ci hanno abituato a unire i fatti in catene causali, in determinismi, ma ogni tanto accade di imbattersi in fatti significativi, che sembrano rispecchiare i nostri sentimenti, legandosi a noi in modo non causale, come se avessero una intenzione congiunta, spie o echi che mirano a un senso globale che ci appartiene, epifanie dell’anima, testimonianze simboliche di una realtà unica e intera.
Ellemire Zolla riflette: “Come nella memoria si costellano fatti lontani fra loro, formando mulinelli nel flusso dei ricordi, così capita nella vita che si aprano vortici dove roteano svasati in una coincidenza, in una simultaneità inspiegabile, elementi che dovrebbero essere separati dal tempo e dallo spazio. Ne nasce, in chi vive quegli attimi, una meraviglia pura: un’aura sprigiona da quelle sovrapposizioni. Viene in mente la metafora degli scolastici: gli angeli che sono fuori del fiume del tempo, di quando in quando vi immergono un piede. Quando avvengono coincidenze, è come sorgessimo un’orma angelica nel nostro mondo”. In ciò che si mostra, lo spirito appare.
“Un uomo muore, il suo orologio si ferma”. Non c’è somiglianza nella materialità dei due eventi, ma ‘nel senso’. La morte indica che non scorre più il tempo della vita e si ferma anche l’orologio che segnava questo tempo.
“Un uomo muore, il suo specchio si spacca“. La morte incrina l’immagine terrena e anche l’oggetto che la rifletteva. Lo specchio infranto è metafora della vita infranta, mostra un collegamento di senso tra natura e anima, un codice basato sul significato. La morte spezza lo specchio come spezza il cuore ed è subìta dall’uomo come dallo specchio, perché di lì l’energia è passata, lasciando la sua traccia. Non l’uomo muore o lo specchio si rompe, ma l’energia della morte è passata, variando indifferentemente l’essere, ed è il significato che attira a sé l’incontro.
Jung, che aveva un temperamento teleologico (telòs=fine), mirato al fine, vide queste corrispondenze e le chiamò ‘EVENTI SINCRONICI’, essi accadono nello stesso tempo o si incontrano nello stesso spazio con un significato comune. “Un certo evento psichico trova un parallelo in qualche evento non psichico e tra i due non esiste nessun nesso causale. E’ un parallelismo significativo”.
Vi sono cose, diceva, che accadono ‘simultaneamente’ nel regno della vita animata e nella vita inanimata, con correlazioni di senso, alcune riferite alla realtà dell’anima, altre alla realtà della natura, come se entrambe andassero di pari passo e potessero essere specchio l’una dell’altra. Poiché Jung credeva nell’identità di anima e natura, leggeva tali eventi in un unicum, qualcosa che si dispiega in noi e fuori di noi, disunito solo per virtù prospettiche, ma in realtà tale da comprendere entrambe le manifestazioni, io e non io, come due riflessi di uno stesso campo.
Nel Tao ogni quid è un flash unico e irripetibile che ha la sua qualità, tutto ciò che avviene in quel momento è in rapporto con essa (posizione delle stelle, clima, uomini, natura…), ‘qualità’ di quell’unico e particolare momento, che non fu mai prima né si ripeterà, come il sapore di un vino o l’anello del tronco di un albero, unico ma insieme rispecchiante una globalità.
“Una paziente faceva sogni di natura sessuale, a cui voleva dare una interpretazione simbolica, mentre Jung non vi vedeva che desiderio di accoppiamento. Mentre lei insisteva, due passeri si posarono ai piedi della donna e si accoppiarono”.
I fatti sincronici escono dalle coordinate cognitive tradizionali, sono nessi a-causali, tra momenti dell’essere interni ed esterni, come aspetti di uno stesso reale. Non ci è facile accettare che un significato umano possa essere espresso da un oggetto inanimato. Ma forse noi non produciamo il significato ma ‘apparteniamo’ al significato, e lo possiamo riconoscere nelle connessioni sincroniche, quando psiche e oggetto lo manifestano strumentalmente, quando il significato li attraversa usandoli entrambi.
Un paziente di Jung disse: “Io sono la luce”. In quello stesso momento il lampadario gli cadde in testa”.
La sincronicità esplode come un’esperienza numinosa perché interrompe il continuum spazio temporale con una apparente intenzionalità.
“La maggior parte dei fenomeni sincronici si verifica in situazioni archetipiche, (cioè di grandi variazioni dell’energia), per esempio rischio di morte, pericoli, sviluppi funesti, morte…ma l’archetipo può manifestarsi anche in persone vicine al soggetto per es. nella forma di sogni paralleli.”
Nella metafora vivente scompare la separazione tra animato e inanimato, sogno e oggetto, spazio e tempo, e si esalta solo IL SENSO. La connessione sincronica relativizza le separazioni e assolutizza il reale, ne fa un campo di ‘manifestazioni’ di qualcosa che sta altrove. E’ questo che gli artisti intuiscono e i mistici sentono.
Come la metafora è una figura del parlare che trasporta il senso di una cosa su un’altra, la sincronicità si fa indicatore di uno stato di identità nel tutto. Il significato trascorre inalterato attraverso più immagini, il senso passa come se ‘si affacciasse’ su più finestre, rivelandosi. Così è il linguaggio dell’energia.
Forse non esistono separazioni altro che nella nostra prospettiva di pensiero, come non esiste colore nella luce ma nel nostro modo di vedere. Il codice ordinario appartiene a un livello convenzionale della mente, storicizzato e dunque temporale, ma esistono altri modi e altri sguardi. Ad essi gli eventi sincronici appaiono come riflessi di una fonte altra, chiamiamola inconscio collettivo o psiche cosmica, o solo sentiamola come stato possibile, luogo senza dove, l’altro là fuori, nei suoi spasmi straordinari di varianza.
Come in sogno le apparenze del paesaggio manifestano le intenzioni del sognatore che metaforizza se stesso, così nello stato di veglia intuiamo situazioni in cui le cose partecipano a finalità umane, come se il significato avesse una vita propria e si dispiegasse nell’anima o nella natura con nessi inquietanti.
Se siamo in collera, non solo i gesti non ci ubbidiscono e siamo maldestri ma anche ci imbattiamo in incidenti violenti; se siamo in pace, incontriamo segni di pace. La disarmonia trova disarmonia, l’equilibrio equilibrio, la conoscenza incontra conoscenza. Le cose simili viaggiano sulle stesse frequenze e aumentano le probabilità di ritrovarsi. L’evento sincronico non è la coincidenza. Coincidere vuol dire incontrarsi, accadere insieme. In un incidente due macchine si scontrano perché le loro traiettorie si incrociano. Nella coincidenza abbiamo solo un incontro tra due eventi simili per forma, “Due signore vanno a una festa e scoprono di indossare abiti uguali”, questa è una coincidenza. Nella sincronicità invece li eventi non sono simili per forma ma per significato, il significato si manifesta nello stesso tempo (sin cronos= stesso tempo).
Jung sogna il suo spirito guida Filemone, è un vecchio zoppicante con ali verde-blu da martin pescatore. Al mattino scopre nel suo giardino sul lago un martin pescatore morto. Questo uccello non è tipico della Svizzera.
L’evento sembra sottolineare il sogno, richiamando l’attenzione su un nesso sottile. Il martin pescatore era, nel mondo antico, il simbolo della fedeltà dell’anima all’uomo, legame tra due esseri che vivono insieme per amore, come potrebbe essere per l’angelo e l’uomo. I due eventi sono connessi perché testimoniano simbolicamente una stessa realtà.
Parliamo di ‘coincidenza’ quando abbiamo somiglianze sul piano materiale della forma visibile, e parliamo di ‘sincronicità’ quando ci sono analogie sul piano spirituale. Nella coincidenza due cose uguali si incontrano per caso. Nella sincronicità due cose si uniscono per ciò che significano, secondo qualcosa che sembra una intenzione.
Esempi di coincidenze:
Lincoln e Kennedy hanno entrambi nomi di 7 lettere, hanno avuto entrambi 4 figli di cui due morti. Uno fu eletto nel 1860, l’altro nel 1960, esattamente a cento anni di distanza. A ognuno successe un presidente di nome Johnson. Anche i loro assassini nacquero a cento anni di distanza: Booth nel 1839, Oswald nel 1939. Il segretario di Lincoln si chiamava Kennedy, il segretario di Kennedy si chiamava Lincoln. Lincoln fu ucciso al teatro Ford, Kennedy fu ucciso su un’auto Ford. Booth uccise Lincoln in un teatro e si rifugiò in un magazzino, Oswald uccise Kennedy in un magazzino e si rifugiò in un teatro.
Gli eventi sincronici sono invece quelli che si incontrano portando lo stesso senso spirituale, come se fossero animati da un significato sostanziale comune, aspetti di una stessa realtà.
La mente logica conosce attraverso coordinate precise (SPAZIO, TEMPO e CAUSA), ma l’inconscio manifesta la possibilità di un movimento più ampio. La coscienza ordinaria resta appesa a uno dei mondi possibili e vincolata ad una prospettiva limitata, la coscienza straordinaria è la navicella che sfreccia attraverso molti livelli, una serie in infiniti sistemi, ognuno con coordinate proprie, coeso e tangibile. Ogni livello è in sé un assoluto, l’inconscio lo rende relativo, dunque osservabile. Jung dice: “Grazie a un relativizzarsi dello spazio-tempo nell’inconscio, avevo percepito qualcosa che aveva luogo altrove.” Ogni mondo è una geometria spazio-temporale con un senso intrinseco. Cambiando i paradigmi cognitivi (soggettività), cambiano le coordinate (oggettività) e cambia la realtà percepita e si può passare da un mondo all’altro, partecipando dell’essere di ognuno. L’inconscio è una specie di Stargate interdimensionale. Come viaggiatore dell’inconscio, Jung compie un percorso sciamanico, cambiando le frequenze della mente.
L’inconscio sfugge ai paradigmi cognitivi classici, porta a ipotizzare un altro piano cognitivo dove le coordinate della realtà ordinaria si relativizzano o si trasformano. L’inconscio è il buco nero dei viaggi interdimensionali, il tunnel dei viaggiatori dell’anima. Su questa diversa configurazione, il fuori e il dentro (anima e natura) diventano linee prospettiche, non più luoghi distinti ma modi del guardare, ordini possibili di energia che si possono incontrare in base ad altre leggi o ad altri sensi.
L’evento sincronico è il medium o ponte, non collega solo due eventi, ma due possibilità dell’essere, incrocia due linee direzionali in un terzo piano, dove la storia si incontra col mito, l’oggetto col pensiero, e in cui, come in ogni buona storia, si va dove si deve andare. Nella fiaba e nel mito tutto è connesso, nessun elemento è fortuito, c’è solo quello che ci deve essere, in una specie di economia dei fattori in cui tutto è diretto allo scopo, senza ridondanze.
L’evento sincronico sembra essere una interconnessione, un luogo di mezzo, tra due realtà che solitamente percepiamo come separate. I Tibetani direbbero che l’evento sincronico è un bar-do, un ponte. Jung del resto si è sempre occupato dei luoghi di mezzo: il simbolo è un mediatore tra due realtà, Mercurio è un’energia di collegamento tra visibile e invisibile, il sogno è un varco tra un mondo e l’altro, anche l’evento sincronico è un luogo mediatico, che collega due processi e li riporta a unità di senso, l’incontro di due vie apparentemente diverse per un messaggio comune.
Noi viviamo in un tempo direzionato, un tempo lineare; se aboliamo la direzione, resta un non-tempo. Se aboliamo l’occhio che separa le cose, resta l’unità del Tutto. In condizioni di coscienza straordinaria diventa percepibile un continuum spazio-temporale.
Forse esiste un’ultracoscienza per cui non ci sono enti distinti ma riflessi in un occhio d’oro, ’il terzo occhio’ di cui parla la visione indiana che conosce direttamente o per simboli, e questo vedere è l’inconscio.
“Questo mondo empirico è solo apparenza, è connesso con un altro ordine di cose al di sotto o al di là di esso, dove ‘qui’ e ‘là’ non hanno senso, dove lo spazio e il tempo non esistono “Una parte della nostra vita psichica si svolge al di fuori dello spazio e del tempo”.
La sincronicità è la metafora visibile, in cui scompare la separazione tra animato e inanimato, psiche e natura, dentro e fuori ma balena una identità. Le forme sono separate ma il messaggio è identico e sottolinea una forte variazione dell’energia. La sincronicità è molto più che una combinazione, è un modo di essere dell’esistente. Postula un universo in cui non esistono enti separati ma solo una energia dinamica, che si modula nelle apparenti variazioni, una realtà qualitativa. Entrare nel regno dell’Uno è un cambio di livello mentale, una trasformazione sostanziale della mente.
Jung ha una paziente che non si abbandona ai movimenti rigeneratori dell’inconscio e ha difficoltà anche a produrre sogni. Ma improvvisamente accade qualcosa. La paziente sogna uno scarabeo. Lei non lo sa ma lo scarabeo è un antico simbolo di rigenerazione e di resurrezione. Lo scarabeo stercorario mette il seme nel proprio sterco e lo spinge davanti a sé formando una palla; questa palla, nell’immaginario egiziano, rappresentava il sole o uovo del mondo. Dalle scorie, cioè dalle cose morte, emerge lo splendore del sole, cioè la vita. E’ l’archetipo MorteResurrezione, per questo lo scarabeo è sacro, perché portatore di un senso grande dell’energia. Sul cuore della mummia del faraone viene posto uno scarabeo di turchese, che evoca la sua rinascita. Nella pittura egizia lo scarabeo porta l’enorme palla del sole fra le zampe. Come il sole viene inghiottito dalla notte e risorge al mattino, così lo scarabeo rinasce dalla propria decomposizione, è Khepri, il Sol Levante, e ‘kheper’ vuol dire ‘venire al mondo’, rinascere. Lo scarabeo di turchese era un amuleto di protezione, perché indicava il principio dell’eterno ritorno, lo troviamo sul sarcofago di Tuthankamen. Nei testi sacri Khepri è invocato come ‘il dio che sta nel mio cuore, il creatore che tiene insieme le mie membra’.
Nel Taoismo, nel “Trattato del Fiore d’Oro”, si legge: “Lo scarabeo arrotola la sua palla, nella palla nasce la vita, frutto del suo sforzo indiviso di concentrazione”. Come dallo sterco che contiene il seme nasce la nuova vita, dalla morta materia che contiene l’anima nasce la vita eterna.
Dunque la paziente ha sognato di ricevere in dono uno scarabeo d’oro, e Jung è felice perché comprende che l’energia che è nel suo cuore si è mossa verso la rinascita. Il sogno indica l’inizio del processo di guarigione e non importa se la sognatrice non lo sa. Ma accade un’altra cosa: mentre la paziente narra il sogno a Jung, una cetonia aurata sbatte ai vetri della finestra per entrare. E’ lo scarabeo nostrano che più somiglia a quello egizio. Questa è sincronicità: la realtà esterna, quella dell’anima e la realtà psichica si incontrano. Lo scarabeo del sogno, quello fuori della finestra e la rinascita di cui essi sono messaggeri vengono ad esistere insieme. La natura con la sua forma più precisa sottolinea l’evento.

A me è capitata una situazione abbastanza simile con Maria Teresa. Bloccata, lei e i suoi, in una situazione di dolore, ognuno ghiacciato nella propria posizione inflessibile da 12 anni, ognuno incapace di evoluzione. Il 12 indica un ciclo che si chiude e siamo a dicembre, dodicesimo mese, in cui si inverte l’orine tenebre-luce. Maria Teresa sogna una coccinella e ciò le fa venire in mente un documentario che ha appena visto: d’inverno una famiglia di coccinelle resta congelata in un ghiacciolo in cantina, ma, quando i tepori della primavera sciolgono il ghiacciolo, le coccinelle tornano in vita e vanno ognuna per la sua strada. Mentre racconta questa storia, si accorge che, alla sua sinistra sul tavolo piccolo, zampetta una coccinella vera, e si sorprende perché in dicembre non si vedono coccinelle. La notte prima ha sognato di avere un bambino bellissimo, di otto mesi, ma con un solo occhio azzurro e verde al centro della fronte ed era molto contenta di questo nuovo figlio. Un chiaro sogno di rinascita attraverso l’intuizione. Va a casa e trova un ciondolino d’oro a forma di coccinella che aveva perduto da anni. Il sogno, la coccinella vera e quella d’oro sono tutti segni di rinascita. Si può pensare che la situazione miracolosamente si sbloccherà.

Jung dice: “L’irrazionale ricchezza della vita mi ha insegnato a non rifiutare mai niente, anche se urta contro le nostre teorie oppure si rivela per il momento inspiegabile”.
Per il grande fisico David Bohm la realtà è unitaria, e si manifesta come REALTA’ ESPLICATA, o aspetto materiale manifesto, percepibile ai sensi, in cui possiamo parlare di spazio-tempo-causa, e REALTA’ IMPLICATA, come trama intelligente sottostante le cose, dove spazio, tempo e causa non ci sono più. Natura fisica e natura coscienziale. Il fisico occidentale opera nella realtà ‘esplicata’, il mistico o il veggente in quella ‘implicata’. Gli stati di coscienza ordinari aprono alla natura manifesta, e gli stati di coscienza straordinari a quella non manifesta, strumenti distinti vibrano in modo diverso e colgono realtà distinte, ognuno secondo il proprio modo.
In un mondo sincronico: “Un uomo ha una domanda, può darsi che uno sconosciuto che gli viene vicino abbia la risposta.
Quando un gruppo inizia un lavoro d’anima, la sua strada si costella di segni sincronici. Dove uno non arriva, arriva l’altro, come guidato. I tasselli si uniscono a formare un disegno comune. C’è una specie di armonia preordinata. E’ il fine che crea l’ordine, la casualità scompare e subentra una organizzazione intelligente. Difficile chiamare questo ‘un caso’. Sembra che parte di noi si muova a un altro livello dove si formano collaborazioni, si crea un lavoro comune. Una volta rivelato, l’infittirsi dei segni sincronici è affascinante e riempie di stupore. Ci sentiamo come inconsci che su un altro piano ‘sanno’. Apparentemente ignoti gli uni agli altri, partecipiamo di un significato comune, dove siamo collegati, guidati e, infine, liberati.

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