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Saturday April 21st 2018

OSCURATA LA RIBELLIONE DEI PRECARI

Da L’Unità on line di oggi:

29.11.2004
Oscurato dal giudice il sito dei precari. Un comunicato non piaceva ai datori
di red

Un cartello bianco con una scritta nera: “Sito sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza”. E così, le pagine web che fino a pochi giorni fa erano raggiungibili al sito www.lavorivariabili.it ora sono chiuse. Chiuse d’autorità dai giudici romani. Un provvedimento che ha pochi precedenti, nel nostro paese. Un provvedimento – che ha già suscitato la dura protesta della Fnsi, che all’ultimo congresso ha votato una mozione all’unanimità – che dovrebbe essere giustificato da un pericolo reale, gravissimo. Invece, tutto nasce da un comunicato. Un comunicato sindacale redatto da un gruppo di lavoratori precari. Quel documento non è piaciuto al loro datore di lavoro, che, per quelle parole, s’è sentito offeso e insultato. Ha sporto così denuncia alla Procura di Roma. Con una velocità incredibile, i giudici hanno così deciso il sequestro del sito, dando ordine alla polizia postale di Arezzo (le pagine web dei lavoratori precari erano ospitate sul sito dei Comitati unitari di base, messo in rete appunto nella città toscana) di oscurare tutto.
Insomma, è una storia che va raccontata nei dettagli. La vertenza comincia tre anni fa. Vede impegnati una settantina di Co.Co.Co (come si chiamavano allora le persone con i contratti di collaborazione coordinata e continuativa) dipendenti della cooperativa Casa dei Diritti Sociali. Si occupa, dovrebbe occuparsi come vedremo, di sostegno ai migranti. Il nome dell’associazione non deve trarre in inganno. Anche perché appena gli uomini e le donne precarie si organizzarono sindacalmente, subito cominciarono i problemi. Tentativi di dissuasione, fino a veri e proprio atteggiamenti da mobbing. La situazione è poi “degenerata”. Anche perché i precari, assieme alle rivendicazioni su temi che riguardavano la loro condizione salariale, hanno cominciato a protestare per il tipo di servizi offerti dalla coop. E in un documento hanno denunciato come i migranti che richiedevano asilo politico o quelli senza fissa dimora fossero alloggiati in strutture fatiscenti e prive delle norme minime di sicurezza. Hanno cominciato a denunciare come i Centri di accoglienza, gestiti dalla cooperativa, fossero infestati di scarafaggi, come i cibi in quelle strutture fossero di pessima qualità.

Denunce e lotte. A dicembre dell’anno scorso i precari hanno occupato per 18 giorni e 18 notti, i locali della sede amministrativa dell’associazione. Una vertenza durissima che alla fine ha pagato. I settanta sono riusciti a strappare la firma di un accordo sindacale che prevedeva il passaggio degli allora Co.Co.Co. a contratto di lavoro dipendente. Caso quasi unico nel nostro paese.

Dopo la firma, però, sono arrivati i problemi. Per tutto il 2004 i pagamenti hanno continuato a subire ritardi di 5 o 6 mesi, senza considerare le sostanziali inosservanze del contratto, e alla fine la perla: l’annuncio, da parte dell’Associazione, che alla fine dell’anno 30 persone saranno licenziate. Guarda casa, saranno allontanate proprio le persone che con più determinazione si sono battute per l’ingresso del sindacato, quelle che si sono distinte nelle denunce. Insomma, a detta dei precari, si tratta «evidentemente di licenziamenti politici». Questa storia, la stessa storia, i precari l’hanno scritta in un comunicato. Che è stato pubblicato on line sul sito www.lavorivariabili.it

La direttrice della cooperativa s’è sentita offesa e ha sporto denuncia. Il resto è cronaca di una settimana fa. La Procura ha ordinato l’oscuramento non solo del comunicato dei precari della Casa dei diritti sociali ma dell’intero sito. Mettendo il bavaglio a tutte le notizie, i commenti, le riflessioni che riguardavano l’intero universo del lavoro precario, del lavoro flessibile, del lavoro nero. Ce n’è quanto basta, insomma, perché la Federazione Nazionale della Stampa esprima «la propria preoccupazione per il ripetersi di interventi censori contro realtà informative che assumono la precisa funzione di dare voce ad un pezzo di società, i cui diritti ad un lavoro stabile e giuridicamente protetto sono negati».

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