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Saturday April 21st 2018

LA RAGAZZA DELLE BALENE

L’eroica inadeguatezza.
Quando un film tocca il tuo cuore, possiamo dire che quel film fa parte di te.
La ragazza delle balene’ e’ un bellissimo e limpido film di rara poesia della giovane regista neozelandese Niki Karo.
Molto molto tempo fa i Maori, con le loro allungate canoe, i waka, che potevano contenere fino a 250 uomini, arrivarono dalla Melanesia alle due grandi isole della Nuova Zelanda, nell’Oceano Pacifico, e divennero i primi abitanti del paese di Aotearoa, ‘il paese delle lunghe nuvole bianche’. Vivevano in completa simbiosi con la natura, nutrendo il loro immaginario di miti e leggende. Il loro dio principale era Tane, il dio dei boschi.Nella religione dei Maori, Taaroa (l’intimo dell’essere interiore) rappresenta l’essere supremo, il capostipite di tutte le divinità, il padrone dell’universo, il cui nome può essere solo sussurrato. Dalla sua unione con Feii-Feii- Maiterai, derivano la notte ed il crepuscolo, la luce del giorno (entità maschile, Rangi) e la terra (entità femminile, Papa). Nella cosmologia l’universo viene creato da Kiho, il dormiente, che destatosi chiamò a raccolta i pensieri e si rivolse al suo noe (il doppio astrale che traduce il pensiero in realtà) per dare vita all’universo che appare diviso in tre sfere stratificate, una sotterranea, una terrestre, una celeste. Kiho gettò il basamento del Mondo della Notte, il regno degli inferi, dove abitavano gli spiriti dei morti. Poi sistemò le radici del Mondo della Luce, che doveva stare di sopra, come sede degli dei supremi, e fra i due regni pose le Fondamenta Spaccate, cioè il mondo terrestre.
Nella nostra storia una piccola comunita’ di Maori vive su una limpidissima spiaggia, marginale alla moderna civilta’, sulla costa occidentale di Whangara. Siamo ai giorni nostri e la comunita’ sta morendo nel suo spirito, dimentica delle sue radici e dei legami con le antiche forze dell’oceano che l’hanno condotta fin la’. I Maori pensano di discendere da Paikea, l’antico eroe che vide affondare la sua canoa e si salvo’ sul dorso della balena. Ancor oggi la comunita’ umana sta affondando e aspetta il grande eroe che la porti in salvo.
Da oltre 1000 anni, inella tribu’, l figlio maschio che nasce dalla stirpe del Capo, diventa l’erede al titolo. E dunque giunge il momento della nascita del prescelto. Il figlio maggiore del capo, Porourangi, diventa padre di due gemelli, un maschio e una femmina. Il maschio dovrebbe essere l’erede spirituale della tribu’, ma il bambino e la madre muoiono durante il parto. Sopravvive solo la femmina, che viene chiamata Paikeia, come l’antico eroe che salvo’ la tribu’. Il vecchio capo Koro ha messo ogni speranza nel suo primogenito, ma questi, schiantato dalla morte della moglie, abbandona la sua gente, lascia la bambina per 11 anni ai nonni e diventa scultore in luoghi lontani dalla sua civilta’, abbandonando la costruzione della grande piroga rituale… Dunque la comunita’ non avra’ piu’ un eroe che salvera’ il suo spirito, non ci sara’ piu’ nessuno che portera’ avanti il compito del leggendario Paikea, colui che viaggio’ sul dorso della balena.
Il primogenito ha lasciato dietro di se’ solo una bambina ma la tradizione non ritiene che una donna possa salvare il gruppo.
La bambina e’ la protagonista della fiaba, Paikeia (interpretata dalla bravissima Kiesha Castle-Hughes, per meta’ maori).
Emarginata tre volte, come membro di una civilta’ morente, come figlia abbandonata dal padre e infine come femmina, la ragazzina Pai cresce, scalza e fragile, ma decisa a rivendicare il suo riconoscimento. Il nonno Koro (Rawiri Paratene), che pure la ama teneramente, continua a sognare un predestinato che salvi il suo popolo, ma non puo’ trovarlo nel primogenito, ormai lontano, ne’ nei buoni ma svaccati giovani del villaggio, ne’ nel secondo figlio pigro e inerte. Tenta allora di educare al grande compito i pochi dodicenni del villaggio, cercando di trasfondere in loro la gloria e l’orgoglio della cultura nativa, rievocando i valori degli antenati, e allenandoli alla lotta rituale con la taiaha, ma anche questa impresa si rivela fallimentare. Solo la dodicenne Pai, non vista, ripete i gesti e i canti tribali degli antichi Maori, ma nascostamente, perche’, in quanto femmina, non le e’ permesso di partecipare a pari grado.
Mentre la comunita’ si avvia al suo declino, la natura, che accompagna il suo viaggio come grande progenitrice e forza vitale, muore anch’essa, e le grandi balene che condussero il popolo alla nuova terra vengono ad arenarsi sulla spiaggia in un terribile suicidio, mentre inutilmente tutto il villaggio tenta di salvarle.
Il finale del film sara ’luminoso ma non sara’ quel che ci si aspetta.
La piccola protagonista incarna il prototipo di ogni fiaba: colui che e’ piu’ piccolo, emarginato, vilipeso, rinnegato, porta nella sua ostinata ricerca e nella sua disperata abnegazione, la possibilita’ di redenzione per tutti.
Non sara’ pero’ Pai il ‘prescelto’, perche’ credere a un salvatore che venga a salvarci e’ un’utopia, e tuttavia anche colui che si sente piu’ debole e che meno e’ considerato dal gruppo, il protagonista bambino, anzi la piccola bambina emarginata, puo’ avere in se’ la possibilita’ di redenzione per tutti. Nella scena finale la grande piroga, finalmente finita, potra’ salpare per il nuovo viaggio, con uomini e donne vicini a pari grado sui remi. Ci sara’ anche il padre di Pai che e’ tornato con una nuova moglie occidentale che porta in seno il nuovo bambino. I mondi possono mescolarsi purche’ le civilta’ non finiscano e con esse gli antichi valori dello spirito.
Le parole di Pai chiudono il bellissimo film:
“Mi chiamo Paikea e vengo da un’antica stirpe di capi, dal tempo in cui gli uomini cavalcavano le balene. Non sono un predestinato. Ma so che il mio popolo andra’ avanti, con l’aiuto di tutti quanti”.

Troviamo in questa storia l’archetipo dei gemelli, parte femminile e parte maschile dell’uomo, capostipiti di civilta’. Troviamo anche il grande simbolo antichissimo della balena. Le balene sono grandi creature dell’oceano che rappresentano la grande famiglia primigenia, le energie arcaiche prima del mondo, le energie inconsce. Sono le custodi della memoria dei tempi remoti, del cuore antico dell’uomo, quando egli respirava ancora con la natura. Erano presenti quando fu creato il mondo e tornano a ricordarci quello che eravamo. Prima delle parole c’era il linguaggio degli uccelli o delle balene. Gli uccelli collegano col cielo, le balene con la profondità inesplicabile della terra, esse sono le grandi forze dell’universo che esistevano prima del mondo umano e che ancora popolano oggi i nostri sogni piu’ profondi.
Dal libro dei sogni: in arabo ‘nun’ designa insieme pesce e balena; nel grande diluvio indiano un pesce che guida l’arca all’asciutto; nella Bibbia Giona entra in una balena per indicare lo sprofondamento nell’inconscio collettivo; in arabo per scrivere ‘balena’ si traccia un arco con sopra un punto, a indicare l’arca di Noè che galleggia sulle acque = psiche conscia che galleggia sul grande oceano dell’inconscio, guidata dalla scintilla divina e immortale, parte spirituale indistruttibile che non muore; l’uscita di Giona dalla balena e’ la resurrezione; la balena è ovunque connessa a miti di iniziazione; sempre nel mondo arabo l’eclisse di sole è associata alla balena, tenebre e luce. Nel Vietnam la balena guida i naufraghi e li salva, rappresentando grandi forze di salvezza. Il genio-balena ci guida verso il mondo degli Immortali o porta a noi il Bambino Divino (piccolo della balena), segno di salvezza e rinascita. La balena e’ il pericolo e la successiva salvezza. E’ la sede degli opposti (pesce e mammifero = inconscio e conscio); nasconde la polivalenza di ciò è sconosciuto e invisibile. Per disegnarla si tracciano due archi di cerchio = simboli del mondo superiore e di quello inferiore. Nella Cabala è la rinascita spirituale. Infine è l’energia profondissima che tutto sorregge
Il film ha momenti di rara suggestione, le grandi immagini luminose e i colori limpidi ci trasportano in un mondo semplice e puro. Bellissima la fotografia, delicata e suggestiva la colonna sonora scritta da Lisa Gerrard, ex componente dei Dead Can Dance e riportante motivi maori.
La piccola pellicola e’ priva di effetti speciali ma limpidissima e pulita, con scene di grande suggestione poetica, e viene a costituire un grande evento filmico, che ha commosso in ogni dove gli spettatori ed e’ stato premiato al Sundance Film festival a Toronto, a San Sebastian e a Rotterdam. La piccola protagonista e’ stata candidata all’Oscar.
La regista Niki Caro e’ una pakeha, meta’ maori e meta’ europea. La storia e’ stata tratto da un libro di Witi Ihimaera, per i cui diritti Niki Caro ha faticato non poco a convincere la tribù Ngati Konohi. Per scegliere la protagonista furono esaminati 10.000 bambini, ma alla fine solo una fu scelta per Pai, perche’ lei ‘era’ Pai. Per quanto non avesse mai recitato prima, la sua interpretazione fu cosi’ toccante da farla candidare all’Oscar. La ragazzina ha portato nella sua parte un grado di maturita’ e di commozione molto forti. Ma ogni attore del film e’ unico e speciale, molti sono maori della comunita’ Whangara e non ne vorremmo altri. Anche il luogo non poteva essere che Whangara. La grande piroga rituale che compare nel film fu regalata al villaggio che da lungo tempo non riusciva piu’ a costruirne una.
Il film insegna in modo sobrio una importante verita’: se vuoi salvare il tuo mondo che sta affondando, devi essere pronto a non arrenderti, devi essere pronto a sacrificare la tua vita.
Il libro fu scritto in tre settimane a New York dallo scrittore neozelandese Witi Ihimaera, nel 1985 (The Matriarc, Tangi). Il suo appartamento dava sul fiume Hudson. Un giorno senti’ gli elicotteri che volavano sul fiume e navi che suonavano le sirene perche’ una balena era arrivata. Penso’ cosi’ alla sua terra e ai miti del suo popolo. Ma questa storia e’ universale perche’ parla di noi.

Pianta il tuo seme,
spargilo al vento,
tu puoi morire ma la forza della vita resta,
il flusso delle correnti ti aiuterà,
o viaggiatore

(Canto maori)

Aloha.

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