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Saturday April 21st 2018

La mia città sta in mano a uno che si fa chiamare Ciruzzo O MIlionario

Il quale signor O Milionario una bella mattina, o forse era sera, ha deciso che doveva staccarsi dal suo boss e capo Paolo Di Lauro e comprare e spacciare la droga per i fatti suoi, su un suo territorio e chi non è d’accordo “io lo ssparo!”.

Paolo Di Lauro, prima di farsi sparare lui, rendendo, com’è uso nel dialetto, transitivo sul suo corpo un verbo intransitvo, ha pensato bene di farlo transitare su Ciruzzo, tutti i suoi affiliati, parenti, amici e conoscenti.

Da qui gli omicidi a catena, con la media di uno al giorno, che da giorni hanno calato Napoli in un simpatico revival degli anni ’80, col su simpatico sottofondo di colpi di pistola, campane di funerali e morti ammazzati.

Adesso, quando uno spara e diventa ricco con lo spaccio della droga, certo la colpa non è mia, non è dello Stato, non è della società, ma proprio sua, che spara e spaccia la droga, ma se su un territorio ci sono bande di criminali, che non solo sparano e spacciano la droga, ma, per farlo meglio, per farlo con la sicurezza dell’impunità e la certezza del profitto più alto, si appropriano di parti intere di territorio, che sottraggono al controllo dello stato e della legge, quale può essere il modo di fermale? Può bastare mandargli 300 polizziotti ogni tanto?

Ci sono strade intere a Secondigliano, nei Quartieri Spagnoli, a Forcella dove opera un vero e proprio servizio di sorvegliaza dei clan, che avvista chi entra e chi esce dalla strada, fa rapporto in tempo reale, tiene la sicurezza, la sicurezza del e per il camorrista, su quella strada o quel crocicchio di strade, che non è un pezzo dello Stato italiano al pari di un altro, non è un pezzo di strada pubblica di e per i cittadini italiani, ma è un pezzo del territorio di un uomo, che lo sorveglia e controlla e, attraverso persone che gli sono fedeli, lo domina.

Nel 2000 ho visto qualcosa che credevo non avrei mai potuto vedere a Napoli: ho visto tutti, ma proprio tutti i polizziotti e i carabinieri in servizio in città, sia quelli abituati alla pattuglia, sia quelli degli uffici, gli investigatori, gli ufficiali, tutti, andare per strada, cartine topografiche alla mano, identificando i cancelli che delimitano pezzi di strada punbblica, ridotti a cortile privato o varco sorvegliato per il territorio di un boss, e letteralmente segarli via.

Sicuramente nel corso della notte metà di quei cancelli saranno stati ritirati su e l’altra metà un pò alla volta nel corso di questi 4 anni, ma venti anni fa me lo potevo sognare di vedere una cosa del genere, me lo potevo sognare di vedere lo stato italiano riappropiarsi contro la prepotenza, contro la legge di chi si sveglia per primo al mattino e ha la forza della prepotenza, di pezzi del suo territorio, portati via al suo controllo nel cuore di una delle tre città più grandi e importanti della penisola.

Dove lo stato cede il potere e il controllo ad altri da sè, cose che altrove sarebbero banalità amministrative, come stabilire un’isola pedonale, diventano questioni di potere e di controllo sul territorio, con le amministrazioni comunali costrette a dichiarare guerre allucinati per poochi centimetri di selciato.

Quando si dice che i problemi della criminalità nel mezzogiorno d’Italia hanno origini sociali, non si vuole certo dire che i delinquenti organizzati siano delle povere vittime che vanno comprese e assistite, tutt’altro.

Si vuole dire, che i criminali organizzati hanno la forza e la possibilità di affermare il proprio dominio e fare i propri sporchi affari in uno stato di latitanza di ogni altro potere.

E cosa deve fare lo stato italiano per affermare il potere? Picchiare i manifestanti in Piazza Municipio o alla caserma Raniero? Mandare alcune centinaia di unità durante una faida tra clan?

O dovrebbe esserci tutti i giorni? Potenziare le strutture amministrative, aiutare lo sviluppo di un’imprenditoria e di una vita economica più attiva e più sana, cercare di far rispettare le leggi tutti i giorni ?

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