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Thursday April 26th 2018

JUNG E L’ARCHETIPO DELL’ANGELO

Da Matteo, 28: “Dopo il sabato, all’albeggiare del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria andarono a visitare la tomba di Gesù. Ed ecco avvenne un gran terremoto. Un Angelo del Signore discese dal cielo e avvicinatosi rovesciò la pietra e vi si mise a sedere sopra. Il suo aspetto era come la folgore e la sua veste bianca come la neve. Per la paura che ebbero di lui, le guardie cominciarono a tremare e divennero come morte. Ma l’Angelo disse alle donne: “Non abbiate paura, io so che cercate il Cristo, ma egli è risorto!” Per questo noi chiamiamo il lunedì dopo la Pasqua di resurrezione ‘il lunedì dell’Angelo’

Per Jung la vita è evoluzione, l’evoluzione procede attraverso passaggi, il passaggio può essere anche un ostacolo, una difficoltà, un dolore, un lutto. Essi di per sé non costituiscono evoluzione, possono anche schiantare l’uomo o degradarlo, il problema è appunto superare la prova in senso utile, con un aumento di vibrazione, con un arricchimento della spiritualità, ma ciò non è da tutti. Molti si perdono per via e non sperimentano il passaggio di consapevolezza. Per questo in ogni tempo, nei momenti difficili della vita, l’uomo ha cercato lumi o aiuti in energie superiori; l’angelo nasce da questa necessità. Può chiamarsi Mercurio o Ermes, come nel mondo greco-romano, deva nel mondo indiano, ma una energia che aiuta dall’alto è presente in ogni cultura; l’energia messaggera è un archetipo, una forma comune alla psiche umana. Gli angeli compaiono in tutte le religioni, orientali e occidentali, e nei sistemi esoterici, come messia, messaggeri, semidei, donne, uomini o bambini alati… Sono noti a Buddisti, Induisti, Babilonesi, Atzechi, Egizi…, cambiano nome e forma ma rappresentano forze universali comuni.L’angelo è energia pura ma la mente percettiva ha bisogno di tradurre l’energia in immagine.
Jung contatta gli angeli; non si cura di definirli o di dire se li considera energie esterne, intermedie tra la nostra e Dio, o energie personali e soggettivo o energie provenienti dall’inconscio collettivo. In ogni caso esse dovrebbero aiutare la nostra crescita, con la caratteristica come energie altre da noi, che devono in qualche modo essere elaborate e metabolizzate. Dal punto di vista metafisico e religioso siamo abituati a pensare all’angelo come appartenente a un piano trascendente, separato dall’uomo, il visitatore che arriva da un piano diverso: il piano divino.
Se ci muoviamo solo sul piano psichico, nella coscienza esiste solo ciò che la coscienza illumina e conosce, e abbiamo solo due possibilità: ciò che è cosciente e ciò che non lo è, conscio e inconscio, l’angelo appare come il mediatore, portatore di una intelligenza o conoscenza nuova, un archetipo che affiora nella coscienza ma di per sé è inconoscibile.
Come la natura parla nella nostra parte corporea attraverso gli istinti, così parla nella psiche attraverso gli archetipi. Essi sono i modi con cui l’energia ignota si manifesta nell’umano. L’angelo è l’energia numinosa, il monstrum, che da un lato guida la coscienza (dal latino moneo, ammonire), dall’alto consiglia e aiuta, ma è una entità inquietante che sovrasta l’uomo o lo contatta per vie non ordinarie.
I significati dell’angelo possono essere molti. ‘Angelo’ è sostantivo polisenso. Nelle religioni è il mediatore divino che reca avvertimenti improvvisi e perturbanti, immagine metaumana. In psicoanalisi può essere l’aiuto interiore che emerge dalla parte ombra, dall’inconscio individuale o collettivo per portare a soluzione ed evoluzione.
Da sempre l’angelo esiste come necessità. Sono venuti tempi, come l’illuminismo, il positivismo o l’attuale materialismo, in cui l’angelo è stato emarginato, poi sono venuti tempi in cui è diventato una moda, non so cosa e’ peggio. Forse dovremmo trovare un modo più serio per considerarlo. In analisi o nella vita ordinaria il suo intervento potrebbe essere uno strumento, esterno o interno, per una maggiore armonizzazione delle energie psichiche.
Jung permette una rivisitazione dell’archetipo, in quanto l’angelo può apparire in un ambito religioso come energia che piove dall’alto come può essere utilizzato in un quadro psichico come portatore di istanze di rigenerazione psichica.
L’angelo è un ignoto interiore o esteriore su cui possiamo fare solo ipotesi.
Sul piano psichico è l’energia proveniente dall’inconscio, situata tra la limitatezza della coscienza e l’infinito della psiche inconscia, può diventare qui un portato di grande valore per la rigenerazione della psiche anche senza toccare il concetto del sacro. Sul piano cosmico potrebbe essere il visitatore sacro che ci giunge da un’energia infinita e ignota, trascendente, che postula il divino, energia smisurata che ci annichilisce o energia domestica di aiuto quotidiano. Potrebbe essere una energia che ci trascende anche se all’interno di una comunicazione, o una delle nostre parti psichiche, personificata, che staccandosi strumentalmente dall’ego riesce a diventarne guida per un tratto di cammino.
Comunque sia, esso resta una forza vitale universale, onnipresente, aperta a tutti, dentro una fede religiosa o senza, evento che giunge inaspettato e stravolge ogni realtà consueta, che può essere meramente interiore o esplicarsi in forme oggettivate e modificare le realtà di fatto. Come dice Franco Cattaneo: “L’angelo è forma di vita inedita, imprevista, sovversiva, che mira alla ridefinizione del nostro senso comune e della solida realtà cui esso, in modo per lo più immediato, si appiglia”..
L’Essere si scandisce su più livelli cui è possibile accedere attraverso stati modificati di coscienza , balzi obliqui fuori dall’ordinario per variazioni di frequenza, persino individuabili nelle emissioni cerebrali, e possiamo ipotizzare l’inconscio collettivo come l’oceano ignoto che circonda la psiche cosciente, la dimensione sovraumana e interumana verso cui la coscienza può aprire canali o vie di conoscenza eccezionali. Il passaggio dallo stato ordinario di coscienza a stati di coscienza modificati, ovvero da una fase ordinaria a una superiore, può essere accompagnato da una energia eccezionale, ed è qui che si crea l’immagine di una creatura o intelligenza predisposta ad aiutarci come un ponte interdimensionale, l’archetipo vivente, forma di energia che trascende l’uomo o la coscienza immediata, il mediatore tra uomo e divino o tra conscio e inconscio.
Oggi la Chiesa cattolica rimuove gli angeli, come del resto ogni elemento numinoso, rigettando la sua funzione di mediatrice col divino, si privilegia l’osservanza rituale, la conformità alle prescrizioni, la materialità delle operazioni, la ripetizione delle parole ormai svuotate di senso, non si incoraggia l’uomo a contattarsi direttamente col divino. Ma la Bibbia è piena di angeli perturbanti: Quando Jahvé parla a Mosè, gli dice: “Ecco, io mando un Angelo davanti a te, perché vegli su di te durante il cammino e ti faccia entrare nel luogo che ti ho preparato. Abbi rispetto verso di lui, ascolta la sua voce e non ribellarti.. Egli non perdonerà le vostre trasgressioni; poiché in lui è il mio nome. Ma se ascolterai attentamente la sua voce e farai tutto quello che io dico, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari.”
Il Dio dell’Antico Testamento è un dio guerriero che difende un popolo nelle sue lotte, ma anche il Vangelo è pieno di angeli. L’angelo annunzia alla giovane Maria una nascita straordinaria, conforta in sogno Giuseppe, vola sulla capanna di Betlemme, avverte Giuseppe e Maria di fuggire da Erode; l’angelo, infine, appare sul sepolcro.
In modo più quotidiano, l’angelo sembra irrompere come energia o conoscenza superiore in noi che siamo energia o intelligenza inferiore, come il traboccare da un grado a un altro, non connesso solo all’aiuto ma anche alla conoscenza. L’angelo è la porta, l’apertura, il canale, il ponte, il mezzo attraverso cui ciò che è in alto fluisce in basso, e permette una variazione evolutiva. Veicola energia da una dimensione a un’altra, senza curarsi a volte della capacità di contenimento o ricezione del gradino inferiore. E’ o ha un messaggio, per cui potremmo chiamarlo e arriva, anche se non sempre in modo comprensibile e assimilabile, a volte con qualità oscure e soverchianti. Non si cura di vedere se siamo pronti o adeguati, semplicemente si manifesta.
Nella Bibbia, Giacobbe era in viaggio e, dopo che il sole tramontò, prese una pietra, la mise sotto la testa e si coricò. E fece un sogno: ed ecco una scala era poggiata sulla terra e la sua cima arrivava fino al cielo, e gli angeli del Signore vi salivano e vi scendevano. Al di sopra della scala Dio gli parlò e gli disse: “La tua discendenza sarà numerosa e sarà benedetta”.
La visione della scala indica la provvidenza divina che si esercita con gradualità attraverso forme mediane e la capacità di risalire fino ad essa.
Jung coglie il valore arcaico e simbolico dell’angelo biblico, l’energia messaggera, il tramite, il collegamento, ciò che giunge alla psiche ordinaria da luoghi altri, misteriosi e indefinibili, qualche volta salvici altre volte inquietanti, il varco dell’energia trasformativa.
Come ogni archetipo, l’angelo è ambivalente; in ogni sistema religioso c’è un angelo del Bene e uno del Male. Nel Cristianesimo l’angelo decaduto è Lucifero, che è anche l’angelo più luminoso a cui Dio aveva dato in gestione la Terra. Nella mitologia religiosa la valenza dell’angelo è duplice, ha caratteri tanto positivi quanto negativi e non sempre è una guida amorevole e gentile. Nella Bibbia c’è un angelo che lotta con Giacobbe fino all’aurora, tentando di ucciderlo e alla fine gli sloga un’anca; ma Giacobbe lo vince, e solo allora risulta degno di guidare il suo popolo. L’angelo può essere anche una prova da superare, ma raramente è una energia facile. Gli angeli amorevoli e solleciti appartengono solo alle sdolcinature della New Age. Nella realtà viva della psiche queste energie sono molto più conturbanti. Questo personaggio porta con sé contenuti psichici alieni, che possono essere avvertiti come energia invasiva o minacciosa, forza che soverchia la psiche e non sempre piacevolmente. Per il suo carattere estraneo, nei sogni si presenta come un ladro, un extracomunitario, uno zingaro, un principe moro, un alieno, un invasore, che perturba lo stato conservativo e ordinario, azzerando le tue certezze e destando panico e terrore.
Vediamo come Miriam sogna gli angeli:
“Ho sognato una fortezza con 4 porte. Le guardie che proteggevano una delle porte erano vestiti da corazzieri, ma la parte inferiore non era umana, al posto delle gambe avevano zampe e cosce di cavalli bianchi. Uno di loro mi ha vista e velocemente è sceso dal muro; io, ferma dietro una colonna, avevo paura, che è diventata terrore, quando mi ha guardato, un misto tra uno sguardo molto cattivo e molto magnetico, gli occhi erano grandissimi e malvagi, poi mi ha sorriso e anche i denti erano quelli di un cavallo.”
Il cavallo bianco, presso molte culture, è alato o rappresenta il mezzo, umano o sovrumano, per comunicare col cielo, vedi il cavallo ottopode di Odino, il Pegaso alato, l’anima di Platone.
Sogno mio: “L’angelo arrivò in sogno sotto forma di una donna vestita da colonnello dello spazio, portava una invasione da altri mondi. Modificava il mio popolo, io ero la padrona del castello, ma la mia gente, uno a uno, cadeva in balia dell’invasore. Avevo cercato di difendere la cittadella ma ero stata ricacciata nell’ultimo bastione. Vedevo la mia gente cambiare, ognuno era sottoposto a una cerimonia di iniziazione: l’angelo poneva in mano ad ognuno un uovo, segno di rinascita, ed egli si doveva mettere dei calzari di lacci e corda, di cui il sinistro era più alto (crescita dell’intuizione che ti solleva sopra il piano ordinario). Alla fine solo io resistevo. Lei si avvicinava a me, minacciosa, aveva in mano un trapano e voleva aprirmi una apertura nella fronte (terzo occhio). Io sollevai il braccio destro per proteggermi e il trapano mi ferì il braccio. In quella con un grido mi svegliai. L’energia fu tanto forte che fuoruscì dal sogno e fece esplodere il circuito elettrico del muro centrale della casa, caddero tutti i 5 grandi quadri attaccati ad esso, senza che nessuno si spaccasse ma con grande fragore. Il braccio destro mi diventò dolente per mesi. Il sogno, qualunque cosa fosse, sintetizzava tutta la paura che un umano può avere nell’essere invaso da una energia aliena.”
L’angelo può assumere varie forme. Castaneda chiama le energie superiori ‘alleati’ e le vede come pali sottili, filamenti verticali alti alcuni metri; nel mondo primitivo gli ‘aiutanti’ possono apparire come animali totemici, lupo, giaguaro, orso… La forma non è di per sé indicativa, è il modo umano per tradurre nel visibile qualcosa che non lo è, secondo le coordinate culturali di ognuno o forme fantastiche. Le forme racchiudono i simboli e possono essere varie mentre l’archetipo è uno. In sogno l’angelo può essere il maestro, il regista, la guida, il compagno, il vecchio saggio, la donna anziana, la madre, un defunto, un animale, una voce… L’angelo non vale in quanto immagine antropomorfica o struttura formale, ma in quanto messaggio, un messaggio energetico perturbante, dal potere trasformativo, superiore al nostro controllo o alla nostra conoscenza. Esso irrompe nella nostra vita e ci attraversa.
Quando parliamo dell’angelo, intendiamo l’energia ignota, il contenuto rivoluzionario, che può invadere la nostra esistenza in modo panico, come può essere l’aiuto leggero, amichevole, domestico, quasi naturale.
Per Jung l’angelo è un archetipo, una delle forze della vita, uno dei modi con cui l’energia si manifesta, flusso di una intelligenza più vasta per cui ciò che conta non è cosa è ma il messaggio. E non è nemmeno detto che a questo messaggio ci si debba consegnare passivamente. Un dettato automatico disse chiaramente: “Anche nell’al di là ci sono ingannatori”. Ciò vuol dire che un forte messaggio non è per se stesso verità, come si vede nella schizofrenia, e un forte messaggio esteriore non è per ciò stesso Bene, proprio per gli inganni delle energie negative. Cristo nel deserto è contattato da Satana che lo tenta nell’orgoglio e nell’onnipotenza, ma resta comunque Satana. Hitler sentiva voci che lo ispiravano a distruggere il mondo. Bush che si dice portatore di valori cristiani e parla come un profeta quando fa guerre aggressive in nome della fede dell’Occidente. Nulla di per sé è vero e giusto anche se si dichiara comandato dal Cielo. L’uomo è condannato a restare in una situazione di precarietà e di giudizio critico e non ci sono angeli che giustifichino i suoi errori. Di assatanati che hanno fatto crociate e inquisizioni in nome di appelli superiori ne abbiamo avuti abbastanza e non abbiamo voglia di altri fanatismi medievali. L’Apocalisse parla espressamente di falsi profeti che agitano la parola divina e si dicono mandati dal cielo ma in effetti portano distruzione e rovina e pone accanto al Cristo l’Anticristo, accanto all’angelo buono l’angelo del male. Il male è la controfaccia dell’archetipo che è sempre ambivalente.
In Occidente la personificazione è in genere un essere maschile, giovane, alato o meno, simile dunque all’Ermes greco, ma nei bassorilievi greci troviamo angeli femminili con grandi ali (la Vittoria di Samotracia); in India gli angeli sono femminili, energie di cura e protezione materna, le deva; presso i nativi americani troviamo animali totemici protettori; presso gli aborigeni australiani l’energia anima pietre, luoghi, caverne, sulle pareti di queste gli sciamani in trance disegnano figure con scafandri che sembrano cosmonauti o lunghi pali esili oscillanti come in Messico. Sensitivi moderni vedono l’angelo come un volto, o come soffici sfere luminose che ascendono silenziosamente, ma possono manifestarsi in esplosioni silenziose di meteore scintillanti, tracce rapide di luce (che sono state anche fotografate), profumi di fiori o di incenso che sorgono misteriosamente nell’aria. Viceversa le energia negative appaiono come sfere fuligginose rotanti a terra, fumo denso, cani neri, ragnatele o figure non antropomorfe inquietanti…
Non dobbiamo confondere l’energia con lo strumento formale in cui la proiettiamo, l’angelo in sé è un ignoto, della cui natura essenziale non sappiamo niente. In realtà non sappiamo niente di nessun archetipo; esso è al di là della conoscenza, anche se informa il nostro conoscere e agire, come l’alveo del fiume informa l’acqua. Le figure o immagini in cui rappresentiamo le dinamiche dell’energia sono solo punti di riferimento, abiti culturali, forme transitorie. L’angelo è un indicatore non un definitore o un definito. Tutto ciò che conta nei viaggi di veggenza, in questi squarci di realtà aperti all’intuizione, dove possiamo toccare l’altro da noi, non è cosa esso sia, perché non ne sappiamo nulla, ma come si rapporti a noi e che senso abbia per la nostra vita. L’intero pensiero junghiano non è che una infinita elaborazione delle aperture possibili di conoscenza, del significato della vita, come continuo mutamento attraverso costanti limiti mentali e progressivi passaggi. La vita è un’alchimia, ovvero una continua trasformazione di energie, in cui possono intervenire dei catalizzatori, e l’angelo è uno di questi.
I segni straordinari, mistici o paranormali, sono indicatori che aiutano o amplificano ciò che possiamo sapere e essere. Essi ci aprono alla possibilità di contenuti psichici ignoti, che uomini di tempi e luoghi diversi hanno percepito con simile inquietudine, estasi o terrore, restandone destabilizzati o ri-orientati. L’angelo si presenta come un alieno, non sempre rassicurante. Potrebbe provenire da una parte liminare della psiche che sta tra la coscienza e il grande inconscio.
I modi con cui appare sono i più vari, si va dall’intuizione fulminea al presentimento che magari ti salva la vita, allo scatto automatico del corpo con cui scansi un pericolo, all’incontro fortuito, all’atto sincronico, al sogno premonitore, fino alla voce esteriorizzata o al colloquio o addirittura alla visione.
Nell’angelo di Jung non c’è nulla di tenero ma emerge qualcosa di alieno, cioè di altro da noi, estraniante, molto lontano da ciò che una normale proiezione del desiderio potrebbe costruire. L’angelo, al di fuori delle favole per bambini, è un ‘diverso’ inquietante, spesso altero che non si cura del suo ricettore umano. Non diversamente l’arcangelo Michele che parla a Maometto durante le sue crisi epilettiche o il terribile angelo di Giovanna d’Arco, che la getta in guerra ma non la protegge dalla tortura e dalla morte.
Spesso gli angeli appaiono in sogno o visioni.
Jung si imbatte nell’angelo in un sogno, a Tunisi. E’ un giovane principe arabo in burnus bianco, orgoglioso e superbo, che ingaggia con lui una lotta mortale, cercando di affogarlo per impedirgli l’accesso a una candida moschea, che simboleggia la casa interiore, il Sé. .
L’energia ‘altra’, è diversa dall’umano e deve essere metabolizzata, cioè umanizzata ma l’assimilazione può essere simile a una lotta. Se l’Ombra non viene assimilata, ci divora. La forza dell’inconscio irrompe con la sua urgenza e grandiosità senza curarsi molto se siamo pronti, non ci sono preliminari o preparazioni, tutto avviene rapidamente come per una invasione, un furto o una minaccia. La cittadella munita della psiche è rovesciata dall’irruzione dei barbari e la prima reazione è lo sgomento e la resistenza. Non è una energia facile con cui venire a patti, proprio per la sua diversità e enormità. Jung sogna però di vincere l’angelo e lo costringe a leggere un libro che riguarda l’uomo, cioè lo forza a conoscere la natura umana. Considera l’angelo come un inviato del Sé, una forza psichica potente e destrutturate che prelude a una nuova ristrutturazione della coscienza. “Era un messaggero celeste che desiderava uccidere gli uomini perché gli erano sconosciuti… effettivamente avrebbe dovuto avere in me la sua dimora, ma conosceva solo la verità angelica e non capiva nulla dell’uomo, perciò si presentava come il mio nemico”.
L’archetipo è una forza della natura che può apparire gigantesca e pericolosa e va elaborata. Ciò che anche i mistici sperimentano è il carattere grandioso dell’angelo, un contenuto immane che non ci può possedere perché siamo contenitori troppo piccoli, e ci può terrorizzare per la paura di un annichilimento. L’incontro è una sfida. L’integrazione un problema.
Nel perturbante libro ‘L’angelo di Hanna’, che racconta una serie di rivelazioni a un gruppo di amici alla fine della seconda guerra mondiale, l’angelo lancia una sfida: “A noi il divieto, a noi la vigilanza/ma voi, voi non avete che da venire./Trionfate su di noi !”
La coscienza sembra una scatola piccola che contiene solo ciò che riesce a sopportare ed elaborare, di norma non può contenere il divino perché la sua forza la distruggerebbe. ‘Sacro’ vuol dire anche ‘separato’. Il sacro è inconscio perché separato dalla coscienza. Ma il sacro è trasformativo perché spinge la coscienza a un allargamento traumatico. Il sacro è numinoso e fa paura, è un mysterium tremendum, che ispira venerazione e terrore. E’ una esperienza totalizzante. L’angelo, o qualsivoglia energia simile, sembra un contenuto non facilmente organizzabile, invasivo, che getta l’Io nel panico della dissoluzione, in uno stravolgimento totale. Gli antichi avevano fatto un dio di questa esperienza, PAN, commistione tra energia umana e transumana, con torso d’uomo e zampe di capra. Pan vuol dire ‘tutto’, è un dio che somiglia a tutti gli dei perché partecipa di tutte le forme, e dunque potenzialmente è senza forma poiché la forma è già una struttura percepibile, mentalizzabile e dominabile, e la paura mista di fascino e fuga che scatena è proprio la capacità di questa forza di sbalzare al di là di qualsiasi forma nota, nell’oceano indistinto dell’inconscio. Egli è l’irrazionale perché è l’incommensurabile. Per questo annichilisce. Il dizionario junghiano recita: ”E’ una tendenza propria di tutto l’Universo, una energia genetica, il Tutto della vita… Il dio dà nome all’esperienza del panico, a quel terrore che si diffonde in tutta la natura e in tutto l’essere, al sentimento di una presenza che turba lo spirito e ottenebra i sensi”. Pan è l’attrazione per l’ignoto, forza magnetica e terribile insieme. L’annichilimento può avvenire per molte cause: la natura, l’arte, la passione, la follia, l’amore, la bellezza… Similmente la sindrome di Stendahl che coglie i turisti a Firenze davanti ai quadri rinascimentali presenta una disgregazione psichica per qualcosa troppo grande che non si può metabolizzare; a Firenze c’è un ospedale con un settore apposta per i turisti che soccombono davanti alla bellezza.
Anche Jung vive un’esperienza panica in Africa: si trova dinanzi a una pianura immobile invasa da un numero incredibile di bisonti, e di colpo la sua mente vacilla, qualcosa di ancestrale e sovrumano lo atterrisce: “C’era stato il pericolo che la mia coscienza europea fosse soverchiata da un assalto inatteso della psiche inconscia”, dice, “Avevo corso il pericolo di diventare nero sotto la pelle”.
L’irruzione onirica dell’inconscio nel sogno è qualcosa di nero e oscuro o esotico o alieno, magari potente e bellissimo, perturbante e seduttivo, oppure magnetico e pauroso, il principe nero, lo zingaro, l’amante africano, il gigante d’ebano, il marziano… con immagini lussureggianti di grande bellezza, un impeto di colori caldi e intensi, un estraneamento di luce bellissima, una emozione orgasmica… I Greci davano a questo il nome di Dioniso.
Poveri uomini così abitudinari, pieni di controlli, costanti costruttori di piccole sicurezze… L’angelo li annienta!
I messaggeri hanno a che fare col diverso ma anche con la bellezza, sono energie bizzarre che giungono senza preavviso, non chiamate, e sconvolgono la nostra esistenza, esperienze traumatiche che ci fanno crescere rapidamente o ci confondono. La coscienza è una forma di organizzazione consuetudinaria che non sopporta troppa innovazione e reagisce all’eccesso come a una minaccia; il suo principio base è la conservazione, così che l’irruzione troppo repentina di contenuti nuovi la getta nel disorientamento e nel panico.
Kant chiamava questo incontro ‘il sublime’. Di fronte al sublime, la psiche entra in uno stato di rigetto, perde le sue coordinate, sente l’enorme spaesamento dovuto all’input di contenuti non organizzabili, e riversa il suo disagio sul corpo producendo sintomi fisici: pallore, tremito, vertigini, svenimento, asfissia, delirio, soffocamento… Anche la Bellezza è un’Ombra, un ignoto che deve essere metabolizzato lentamente altrimenti ci annichilisce. Esperienze paranormali, come le OBE, possono essere accompagnate da sensazioni analoghe, dovute all’impatto con percezioni troppo nuove. E un sentimento improvviso, come l’esplosione di un amore eccessivo, può fare lo stesso effetto; un innamoramento repentino è un terremoto psichico che può dare nausee, capogiri, dolori allo stomaco, insonnia, malessere, vertigini. Ogni forma smisurata del sentire può essere dolorosa se sopravviene di colpo senza preparazione, anche una gioia troppo intensa può produrre una crisi isterica con pianto e singhiozzi. L’angelo è un pericolo perché è un ignoto. Ma, come dice il poeta Holderlin, “Dove è il pericolo, là c’è la salvezza” e l’angelo può preludere a una vera rinascita. Un po’ come nelle fiabe, dove, se l’eroe supera la prova, avrà il tesoro altrimenti sarà divorato dal drago.
Per quanto critico sia il momento di passaggio e di apertura a un nuovo livello, per quanto minaccioso e perturbante siano l’avvento dell’angelo o dell’esperienza paranormale (altro indicatore dell’ignoto), dovremmo aver fiducia nel nuovo che avanza e che spesso affiora nel sogno o negli stati intermedi di coscienza. Il sogno rappresenta l’apertura verso l’inconscio, ci avverte, ci prepara, ci comunica. Fa parte del nostro progetto. “La salvezza – dice Jung- sta nella nostra capacità di portare i bisogni inconsci alla coscienza, con l’aiuto degli avvertimenti dati dai sogni”. Ma questi possono venire in molti modi o invadere la veglia o venirci incontro sul cammino.
Se noi non conosciamo il nostro progetto vivente, l’inconscio vi partecipa e continuamente, sensibilmente, attraverso l’intuizione del giorno e le immagini della notte ci corregge. “Nella struttura psichica vivente… tutto ha luogo secondo l’economia dell’intero e si adatta ad esso. Tutto ha un fine e un significato, che la coscienza, non avendo una visione d’insieme, spesso non riesce a comprendere”. (Jung). L’angelo o l’inconscio si comportano come se conoscessero i nostri scopi, il senso e il progetto della nostra vita, anzi delle nostre vite, il percorso kahrmico… noi vediamo solo caos dove l’ordine sfugge.
Non sappiamo che cosa l’angelo sia, né se ci sia o dove sia. Ma egli rende il mondo migliore e ci aiuta a ritrovare la nostra anima, come indicatore di una realtà più grande, aiuta il mondo a ritrovare la propria anima, a innalzarsi dal primo luogo dove si è posto, a interrogarsi sul suo lato spirituale. L’angelo più che una risposta è l’apertura a una domanda, se vi sia uno spirito e se la cosa ci riguardi. Se siamo una linea di energia che va da questa configurazione a Dio, là troviamo l’angelo. In questa linea non ha senso cercare se l’angelo sia fuori o dentro, egli è oltre la mia intelligenza e conoscenza, che sono terrene e limitate, ma fa parte della mia energia potenziale, è il gradino superiore di una scala; io e lui siamo due intelligenze di ordine diverso collegate lungo una stessa irradiazione potenziale, come due gradini di rivelazione, e queste due intelligenze possono comunicare tra loro, come ciò che è meno limitato comunica con ciò che è più limitato e ciò che sa di più comunica con ciò che sa di meno, come l’acqua che ruscella dal contenitore più pieno a quello più vuoto. In questo senso io appartengo al compito dell’angelo come lui appartiene al mio. Siamo compagni di evoluzione. Dice l’angelo di Hanna: “Tu sei il mio uguale più denso. / Devi risvegliarti punto per punto / ognuna delle tue cellule deve risvegliarsi … L’esercito degli angeli è grado, vibrazione. / Anche la nota più bassa è difficile da raggiungere. / Ma se la raggiungi la gamma è completa”.
Di angeli parla la Bibbia, ma come di entità alte, emissari di Dio, spiriti potenti e sfolgoranti, vicino al suo trono, che portano la sua volontà, la sua forza e conoscenza, molto lontani da noi e indecifrabili all’umano.
Mentre Freud pone un superego duro e autoritario che spesso stronca l’uomo sotto il senso di colpa, avido di comandi e punizioni, Jung ci dà la speranza dell’angelo, della rottura dell’ordinario, del varco psichico, del contatto con una energia più ampia, che ci guida e ci sorregge nell’evoluzione, anche quando la disconosciamo.
Nell’immaginario comune le cose vanno più dolcemente; per quanto l’ignoto sia, nella sua possibilità infinita, anche inquietante, l’immaginario popolare chiama angelo principalmente una energia di aiuto, una manifestazione d’amore, una guida spirituale, molto più vicina e amichevole, una figura che non somiglia agli angeli della Bibbia o a quelli dei mistici ma è più accattivante e consolatoria. Non è molto difficile farne esperienza perché nasce da un profondo bisogno. Quando l’uomo è pronto o il suo viaggio è maturo, l’angelo arriva, cercato o non cercato, o forse c’era da sempre e non lo sapevamo.
Molti uomini oggi non credono più agli angeli, ma gli angeli credono ancora negli uomini. Tu li chiami ed essi rispondono. E’ inutile chiedere se sono dentro o fuori o se siano altro da noi, dal momento che non siamo nemmeno in grado di definire cosa siamo noi e dove siano i nostri confini. Come esseri terreni siamo compiuti nei limiti della nostra coscienza, come parti del Tutto siamo infiniti. “Quando sfuggono da me/io sono le ali”, dice Emerson. Da ognuno di noi parte una scala, come quella di Giacobbe, che va dalla Terra al cielo, cioè dall’io limitato al Tutto e su questa scala l’angelo è un gradino.

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