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Saturday April 21st 2018

Il suono dei passi

Ho imparato da mio padre l’arte di passeggiare. Lui mi raccontava di quanta grazia ci fosse nel mettere i piedi uno dietro l’altro obbligando la mente a seguirne i movimenti. Quando le sue riunioni passavano il segno, sentiva il bisogno di accendersi la pipa: si alzava, si avvicinava alle finestre e voltandosi di tre quarti congedava le persone di lì a un ora. Sentiva il richiamo dei passi e del rumore delle scarpe nei viali alberati. Scendeva senza dire nulla e le segretarie già sapevano che avrebbero dovuto sorridere temporeggiando. Era trasparente, attraversava il corso e si eclissava nei viali del parco. Per la gente degli uffici, lui era un presidente strano, ma io so cosa stava facendo. Lui ascoltava i passi. Ascoltava le scarpe che scricchiolavano la ghiaia dei vialetti. In silenzio, seguendo l’alternarsi dei piedi. Stava via per un’ora buona e tornava sorridente. Mi raccontano che si sedeva e spiegava che il problema era risolto. Non ammetteva spiegazioni, le lasciava abbozzate nelle risposte.
Con la stessa cadenza mi alzava all’alba e mi conduceva per le montagne. Non mi diceva mai la destinazione, ma mi preparava lo zaino e portava gli alpenstock. Le parole che scambiavamo erano rade, fino a che la salita non era finita. Allora si sedeva, mi guardava e mi dava un quadretto di cioccolata e, a volte, un piccolo sorso di liquore. Mi raccontava di quando aveva fatto la prima volta quella scalata, di come si deve amare la montagna. Di come si deve mantenere il silenzio. Non capivo il senso della fatica del salire e del fastidio incredibile della discesa.
Lui mi ha portato dappertutto, ma solo in montagna. In qualsiasi altra occasione io semplicemente non esistevo. Per avere un appuntamento o per chiamarlo al telefono, dovevo fare la fila con la segreteria.

Ora ho la sua età di quando ero ragazzetto. Mi ritrovo ad avere la stessa necessità di camminare da solo ogni volta che mi pare essere in pericolo. E anche io conto i passi. Metto un piede dietro l’altro senza guardare davanti.
Ma non riesco a concentrarmi e mi ritrovo a sognare e volare. Riesco a camminare per lunghi tratti senza accorgermi della fatica e del tempo trascorso. E mi scopro a sorridere e ridere da solo, come insano.
Erano mesi che non mi ritrovavo a camminare senza meta. Ora si, di nuovo.

Le cose che devo dire sono molte, e ho il tempo per dirle. Tu lasciami fare, a me basta restare a a guardarti e le parole verrano senza pensieri, come i passi nel lungodora
Io che non so ascoltarti, io che non ho tempo per aspettare, io ti dico che i secondi non passeranno. Rimarranno sospesi nelle goccioline della nebbia che avvolge.

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