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Saturday April 21st 2018

I dettagli dell’autunno

Le foglie rosse di vecchiaia si ostinavano a ciondolare dai rami battuti dalla prima tramontana della stagione, lungo il viale alberato l’asfalto luccicava e, a tratti, piccole pozzanghere testimoniavano la lunga notte di pioggia appena passata. Un mattino di luce scomposta dopo i temporali, e in quella luce la vide. Si era sempre vantato di non peccare di stupido sentimentalismo e di non aver tempo per lasciarsi andare a ricordi che avevano solo il difetto di distrarre le persone dal presente, nient’altro. Ma lei ora era lì. Da dove era saltata fuori? L’aveva immaginata per anni, l’unico strappo alla regola che si era concesso. All’improvviso si era materializzata davanti ai suoi occhi. Stava dentro un cappotto blu lungo, un po’ più alta dell’ultima volta in cui si erano visti, o forse ricordava male…forse alta così lo era stata anche quell’ultima volta, ma nel vortice del tempo le persone e le cose assumono sempre aspetti diversi dalla realtà
E in quel vortice precipitò in pochi secondi, quelli occorsi a lei per voltarsi e guardarlo come si fa con un passante qualsiasi. La tramontana gelida le aveva arrossato il volto, i lunghi ricci non avevano via di scampo, mentre nell’attesa del tram, stava rivolgendo, pensierosa, la propria attenzione alla punta delle scarpe.
Chiaro che non l’aveva riconosciuto. Lo prese un moto di stizza rancorosa, per un momento, forse, sì, forse lui era cambiato molto…eppure, Cristo Santo possibile che non ci fosse un briciolo di memoria in quella testolina che aveva…amato? Oh, sì, l’aveva anche ammesso, solo con se stesso ovvio. Lo ammetteva dopo anni di inutile orgoglio, di donnette passate nel suo letto e che all’alba se ne erano andate via senza lasciargli nulla dentro, giusto l’impronta sul cuscino e un fastidioso profumo nell’aria. Intanto lei se l’era portata nel profondo dell’anima, tanto profondo che l’aveva nascosta, protetta da sguardi invidiosi, da parole vuote: l’unico modo per averla tutta per sè. Per sentirla nelle viscere, per farsi tormentare e lasciarsi sedurre allo stesso tempo nei deliri notturni: incubi o sogni, non facevano differenza. Averla lì davanti, tangibile, averle guardato gli occhi un secondo, poterne sentire l’odore a distanza, era questo che aveva aspettato tutto il tempo? Era questo che gli era mancato e che non aveva mai trovato in nessuna? Il massimo della fedeltà, idiota. Però, lei… ora aveva preso a torturare le foglie rinsecchite che le capitavano sotto i piedi. I fari delle auto la illuminavano a intermittenza, lo spazio tra loro due sembrava non doversi riempire mai e forse era giusto così, ognuno per la sua strada, come era stato fino ad allora, come prima… Ma niente per lui sarebbe stato come prima, nell’assoluta consapevolezza che sarebbe stato meglio allontanarsi il più velocemento da quel momento, da lei e da tutto quello che rappresentava. Il tempo non passa mai inutilmente, nell’accidentale susseguirsi di eventi ci sono cose che avvengono per un preciso disegno del destino. Ignorarlo, quello sì, doveva farlo. Per sè, per il suo lavoro, per poter continuare a riempire l’agenda di appuntamenti con dirigenti senza timore di sorprese amare, per la sua vita. O il surrogato della stessa, poco importava. Scappare via da lì, questo sì. Le diede un ultimo sguardo, ma lei alzò la testa verso di lui e gli sorrise. Le sue elucubrazioni mentali si dissolsero, l’autocontrollo esercitato con ferrea disciplina si rivelò un fallimento e solo per un sorriso. Nulla di più semplice e banale, nulla di più disarmante evidentemente. Gli sorrideva con gli occhi, con le labbra dischiuse; gli ritornava familiare quel sorriso e lo trovava pronto, a morirci dentro.

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