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Wednesday January 24th 2018

Paesaggio

Le valli segnano il confine tra le montagne. Le ombre del sole all’orizzonte avvolgono le case che lentamente si accendono. Ogni nuova luce mi avverte che le persone vivono e si adeguano ai cambiamenti.
Cerco e trovo una sedia. E’ di plastica ma sarà comoda. Ora mi rilasserò. I giardinieri hanno colorato di mille fiori tutto intorno. Potano i lauri, rasano il prato, curano le magnolie che pare siano malate. Sono inebriato dal profumo del glicine. E’ intenso, quasi all’estremo. La selva oscura delle rose selvatiche che limitano il bosco è un’acclamazione di boccioli.
La giornata è stata faticosa. Lo è per tutti. Lo è ogni giorno.
Mi accendo una sigaretta con lentezza e assorbo il silenzio del giardino.
Guardo con tranquillità al di là della città e gusto la bellezza della primavera.
Qualcosa di lieve cambia l’atmosfera. I fili d’erba del prato si muovono come tessere di domino: il peso reciproco è insopportabile e la volontà di stare in solitaria lunghezza si inclina alla solidarietà. E’ bastato un alito di vento, un attimo di varietà e la naturale organizzazione si è frantumata in movimenti univoci.
Sorrido accarezzando il cane ai miei piedi. Davanti a me esistono luci e orizzonti, punti di vita confusi con il tramonto.
I fili d’erba del mio giardino cambiano posizione, ancorati al terreno concimato, e ritorneranno dritti e sicuri al calare della brezza.
Più tardi sarò in casa e l’impianto di irrigazione piegherà di nuovo il prato. Fino a obbligare i fili fino a terra, in una posizione impossibile e insopportabile.
Domani devo viaggiare e all’alba, aprirò la porta per liberare il cane: mi chiuderò su quattro ruote e diventerò una luce tra milioni. Il cane, felice, respirerà il fresco della rugiada. Il silenzio sarà un frastuono di cinguettii e l’erba sarà ancora dritta, tornata alla sua posizione naturale. Il peso dell’acqua sarà scomparso, rafforzandola a sopportare altri affronti.
Le luci delle vallate si saranno spente e i colori si confonderanno nella foschia.
Aspetterò che arrivi di nuovo la sera. Per sedermi sulla sedia di plastica. Per avvolgermi nel profumo del glicine e per vedere i fili d’erba che si piegano.
Tu mi chiederai. Non ti risponderò. Sei un alito del vento regolare che ogni sera piegherà i fili d’erba. Arriverai dalla stessa direzione ogni giorno, e svanirai dopo pochi minuti. Nulla di nuovo, solita aria.

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