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Monday January 22nd 2018

Eccheccazzo!

Lo so che mi stai chiamando da un po’ di tempo, ed io a nicchiare.
Non sopporto i silenzi imbarazzati, quegli spazi vuoti ed eterni così difficili da riempire, che poi mi ritrovo a pensare ad una cosa e a perdermi mentre mando giù un po’ di vino. Quanto ci vuole a portare il bicchiere alle labbra? Un’infinità di pensieri, lo sai, vero? Che poi mica devono essere per forza coerenti, anzi.
Mai stato il mio forte la coerenza. O forse è quella che mi ha sempre fottuto, coerente fino all’osso. Fino allo spasimo, fino all’agonia.
Ma ho fatto finta che non esistevi, musica a palla e immagini in tv per non vederti. E vino, e pensieri, e sigarette. Ci vuole impegno a prendere il pacchetto, aprirlo, sfilare una sigaretta e portarsela alle labbra. Poi cercare l’accendino mentre te la tieni lì, sull’angolo sinistro della bocca, con tutto il viso sbieco e l’occhio semichiuso quando la fiamma canta contenta a illuminare intorno.
E tu chiamavi, ed io nicchiavo.
Ho da fare, le piante seccano e devo stendere i panni. E poi ho sonno, sono sfinita, esausta di fare niente e vivermi stancamente.
Lo so che eri lì. Paziente.
E so che sorridevi nel vedermi starnazzare scuse sempre diverse.
Eccheccazzo, non ti ho mica sposato! Che vuoi da me? Mai avuto pretese io. Mai stata gelosa, mai domandato dove cavolo eri quando ti cercavo sul serio, quando mi giravo sicura che tu fossi lì, accanto a me, e mi trovavo sola.
Da buon bastardo eri capace di aspettare l’attimo che finalmente riuscivo a trascinarmi a letto, l’istante magico di sospensione tra la realtà e il nulla, per farmi sapere che c’eri. Una lingua veloce a scivolare sulle vertebre per spalancarmi gli occhi nel buio.
Attimi però.
Continuavo a nicchiare e questo ti mandava in bestia. Non ti ho mai dato importanza e ci sei andato in puzza.
Dai che se ci pensi è la storia scontata dei polpettoni d’amore, ti voglio e non ci sei, mi cerchi e non ti guardo.
M’infastidisce vederti quando so che non costruiremo mai nulla eppure non è che sia una tipa pratica che deve per forza dalla vita avere quel che vuole, m’irrita e basta o forse m’incazzo io che non riesco mai a fermare quello che ho dentro quando mi osservi. Che poi non è mica importante quello che ho dentro, voglio dire, anche fermare quello che è fuori sarebbe un bel passo avanti. Invece niente.
Nicchio.
Porto il bicchiere alle labbra, e tu mi guardi. Inclino il capo e accendo una sigaretta e tu sghignazzi. Ti mando affanculo e ti sbellichi.
Per poi tornare.
Mentre sono sotto la doccia, a cena con gli amici, mentre aspetto un treno.
Quando sai che non posso fare altro che avvertirti con uno spasimo doloroso e lasciarti andare via.
Ma stasera ti ho fottuto foglio bianco, in qualche modo ti ho riempito.
Eccheccazzo!

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