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Saturday February 17th 2018

Per UNA TESI DI LAUREA

Il titolo era semplice e chiaro ”Giovanni Fardella,
musicista palermitano”, ma non altrettanto chiaro
risultava il modo in cui la tesi doveva essere svolta
perché i materiali per la tesi potevano essere dovunque
ed io non li sapevo trovare. La biblioteca del Conservatorio era chiusa ed era chiusa anche quella del Teatro Massimo. Lo stesso cartello sembrava condividere
l’archivio storico del Comune, mentre la Biblioteca Comunale aveva trasferito tutto in altri locali e le richieste si dovevano presentare un giorno prima. Per me, che non abitavo a Palermo, era un bell’andirivieni…
Quando mi resi conto dell’inghippo era già troppo tardi per chiedere un cambiamento, tenendo presente che,anche con altri temi avrei probabilmente incontrato le stesse difficoltà…Alla faccia del diritto allo studio!…
Avevo interrotto l’incarico d’insegnamento che avevo ottenuto a Bergamo per completare il corso di laurea a Palermo. Pertanto, tenendo presente la data che avevo fissata per le nozze, mi misi al lavoro.
Alla Biblioteca comunale, per merito di un bibliotecario gentile forse un po’ più del dovuto, rinvenni uno spartito musicale dell’artista e alla discoteca di Stato un disco; poi feci la ricerca sui giornali dell’epoca e trovai i versi di tante canzoni ma nessuno spartito musicale. Mi ricordai allora che mi avevano detto che la figlia dell’artista era vivente e chiesi alla nipote di potere andare a farle una visita.
Etta aveva novantasette anni e la figlia l’aveva portata per l’estate in una casa di riposo a Trieste. La nipote non sapeva quali fossero le sue condizioni di salute perché erano passati cinque anni da quando era andata a trovarla.
Volli tentare ugualmente e insieme alla nipote prenotai il viaggio per Trieste.
Trovai Etta, che era stata avvisata, seduta nell’ingresso accanto ad un mazzetto di fiori finti e di fronte ad un acquario che si era assunto l’arduo compito di propagandare la vita in un luogo ove la vita scemava rapidamente. Gli ospiti della Casa erano quattordici, ma con nessuno Etta avrebbe potuto parlare perchè le condizioni della loro salute costringeva gli ospiti(si fa per dire!) all’immobilità e al silenzio..
Cominciai l’intervista con molta trepidazione e con l’intenzione di attendere pazientemente le risposte, ma mi accorsi subito che la mia interlocutrice non solo non faceva sforzo alcuno a procedere, ma, a volte, anticipava addirittura le domande. Parlava dei suoi genitori e di sé e nei due giorni in cui le feci visita, al mattino e al pomeriggio, riuscì a raccontarmi buona parte della sua vita.
Era partita da Palermo nel 1941 perché in famiglia era necessario che guadagnasse e suo padre non era d’accordo a farle intraprendere la carriera di cantante. Partì per andare ad insegnare a Vicenza…Parlava con voce bassa, ma sicura, anche se ogni tanto i toni erano di lamento…un lamento dolce che si spegneva con il movimento di un ventaglio di paglia giallo e rosso. A Vicenza le dissero che non c’erano molte speranze di ottenere l’incarico e che sarebbe stato più facile ottenerlo a Zara. E allora si recò a Zara e si considerò fortunata di avere ottenuto la nomina nell’unico posto libero; ma dovette subire anche le conseguenze della sua scelta. Nel 1942 fu ferita dalle schegge delle bombe al braccio e alla testa; poi optò per Trieste, ove conobbe un bravissimo giovanotto che morì presto, lasciandole una bambina.
Mi sedetti più vicino a lei e le presi la mano quasi a consolarla mentre lei continuava a parlare e il televisore acceso continuava a far sentire la sua voce che nessuno ascoltava. Allora come adesso gli insegnanti cercavano lavoro al Nord…pensavo!
I ricordi del padre erano vivi più che mai e riuscii a recuperare anche notizie storiche che non avrei trovato da nessuna parte, per collocare meglio il maestro cav. G.Fardella. Etta non aveva alcuna paura del registratore!
Alla domanda se ricordasse qualche canzonetta siciliana composta da suo padre mi rispose subito: Risisti,o cori e Codda u suli, che riprendevano situazioni affettivo-emotive che possono essere di ciascuno di noi…in ogni stagione di vita. Poi si mise anche a cantarle e aveva una bella vocetta intonata…“ Avrei dovuto fare la cantante!”…disse con mal celato orgoglio, guardando i vecchi posteggiati nella squallida stanza-soggiorno…”Ma forse è un po’ tardi per cambiare mestiere”…Ora era di buonumore.
Erano le undici e un quarto. Entrò la donna delle pulizie per apparecchiare la tavola per il pranzo.
Disse che il gelato che le avevo portato non glielo avrebbe dato a pranzo ma a cena. La sua fretta di finire il lavoro contrastava con l’apparente calma degli ospiti disturbati dal volume del televisore.

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