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Thursday February 22nd 2018

IL GIOCO DELLA DAMA

La mia visita fu breve ma indimenticabile.
Incontrai S. in un luogo bellissimo. Mi apparve d’improvviso, dietro la porta della segreteria, in basso, tanto in basso che in un primo tempo pensai che fosse un grazioso cagnolino. Quando la sua immagine fu inquadrata completamente oltre la porta dovetti lentamente constatare che aveva sei mani: due erano vicine ai piedi e le servivano per camminare meglio, due le teneva nelle tasche e due le servivano per afferrare ciò che gli altri le davano come cioccolattini, caramelle e… libri…si…proprio libri . Era la cosa che gradiva di più perché la sua testa era grossa e piena di cervello e riusciva a comprendere anche le cose che gli altri non capivano. Non era certo un medico, né un poliziotto, né, men che meno un sacerdote, ma i suoi occhi color marrone vivo erano dei veri e propri punteruoli e penetravano i muri. Era capace di leggere ciò che dicevano due persone in fondo al corridoio e conosceva Orazio e Catullo, tanto da poterlo insegnare , ammesso che i discenti si potessero sistemare per terra come piccoli bruchi avvinghiati.
Mi sedetti accanto a Lei sul pavimento, a gambe incrociate, mentre una montagna di emozioni stava per soffocarmi mentre premevo una mano sul cuore e l’altra sulla scatola che tenevo in mano. Mi scoprii tremendamente impreparata a quell’incontro!…Mi sorpresi a pensare simultaneamente e in modo confuso a mille immagini: alla rupe Tarpea , al gioco della dama che avevo in mano, ad una mamma che stava chissà dove, alla maglietta rosa salmone che indossava S. Mi fissai su quella e riuscii a dire: giochiamo un po’?
Gli occhi ebbero un luccichio che interpretai fosse di piacere e di gratitudine, ma si girarono subito.
Rivolgendosi verso un punto preciso della stanza ove si trovava una sorta di treppiede, alto circa trenta centimetri, ove trovavasi appoggiato, come un gallo su un trespolo, un libro di botanica.
La voce, un po’ tremula e affaticata, non si fece attendere : voglio leggere quel libro che mi ha regalato la Direttrice… Se avessi sentito solo le parole senza aver dinanzi quel “coso”, non sarebbe accaduto nulla di particolare, ma lì, in quella particolare circostanza mi sentii raggiungere da una doccia ghiacciata e realizzai…lentamente…:”sono una stupida che dialoga con una…santa”. Le chiesi, quasi ad implorarla, stringendo fortemente il pugno, e affondando le unghie contro il palmo della mano fino a farmi male, se avesse voluto darmi un altro appuntamento.
Non era vero. Non solo non volevo tornare in quel posto, ma avevo una gran voglia di scappare. Volevo tornare dalle mie amiche,…nella mia piccola e scomoda casa di periferia, ai miei pochi libri sullo scrittoio e ai miei pensieri “dolcissimi”; sentivo un bruciore che dal ventre saliva verso la gola e mi meravigliavo che uscisse ancora la voce.
Quando , dopo averle stretto la mano, come per una promessa che non sarebbe stata mai mantenuta, mi trovai nel corridoio, feci un grosso respiro e fermai gli occhi sulla scatola che tenevo ancora in mano….il gioco della dama… Che senso ha?…Alcune pedine divengono dame ed altre vengono mangiate…

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