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Thursday February 22nd 2018

I senza tetto

Ora ricordo, ero a Rio,
(che ci facevo lì?), mio papà ci lavorava,
mia mamma era giovane e spensierata, una nuova avventura per lei…
Poi le venne la depressione quando giunse il momento di tornare alle origini,
i miei nonni abbandonati per il sogno sudamericano.
Io avrei voluto rimanere, solo, senza i genitori,
ma avevo 9 anni e non potevo pagarmi l’affitto…

Milano, quando ci sbarcai era bella, nonostante la saudade mi innamorai
di quella nebbiolina che, allora, s’incuneava tra le case di città studi.
Sono passati più di quarant’anni, gli amori passano, anche le città cambiano,
e quella nebbiolina ha scelto un altro amante…

Sono sempre stato un emarginato (non so mai chi ringraziare! Se mio padre o mia madre…), anche mancino, allora era una disgrazia e con il mio italiano appena masticato la maestra mi ghettizzava dietro una lavagna, un extracomunitario bersaglio dei piccoli borghesi milanesi, un nuovo gioco che anticipava il presente…

E poi venne il liceo, le lotte studentesche, i prof. politicizzati , le assemblee, i cortei,
ma Manzoni c’era sempre (la lingua italiana per eccellenza) e Don Rodrigo, un cattivo che non ha cambiato le sorti del… 68’. Marcuse, Fromm, Kerouak, una triade formidabile, una squadra speciale che niente ha potuto contro i fantasmi del Dante, Petrarca, Pascoli e Leopardi in panchina…Mi sono sempre chiesto come si sarebbe potuto combattere questo squadrone che sovrastava i quattro slogan da marciapiede e gli operai ci sputavano in faccia, chè avevamo il latte in bocca, che loro si facevano un “culo così…” e noi ,Kossiga boia, pensavamo al “che fare” tra uno spinello e una partita a Risiko passando dalle nevi di Cervinia dove la logica degli opposti estremismi fumava il kalumè della pace…

Al concerto dei Led Zeppelin all’arena mi ricordo solo un gran fumo bianco.
Jimmy Page s’intravvedeva a malapena mentre con un piede calciava quei maledetti lacrimogeni. Il limone l’avevo con me e gli occhi sempre più rossi e lucidi seguivano il ritmo di the Lemon song, Robert aveva la voce sempre più roca…

Anche al concerto dei Chicago la solfa era la stessa, sempre quel maledetto fumo bianco…

Non volevano farci ascoltare la buona musica e i celerini proponevano la loro…

Mia mamma mi ha sempre demotivato per il mio bene. Con il loro bene hanno sempre fatto il mio male ma le gerarchie vanno rispettate e papà era sempre via, faceva il manager e delegava…ma mi volevano sempre bene.

A quindici anni sono stato costretto a leggermi i pensierini di Mao, a vent’anni sono fuggito da casa, a trenta mi sono accasato e così ho messo la testa a posto. I miei primi quarant’anni vegetavo tra un autogrill e l’altro bussando alla porta del business, a cinquanta devo decidere che cosa fare da grande…

Il sessantotto! Una gran bella annata, d’origine controllata e garantita! Allora… vivevamo tutti sotto un unico tetto, poi una bufera l’ha scoperchiato ed è crollato come un castello di carte. Mancavano le fondamenta e le idee si sono perse nel vento…

La mia prof. di italiano mi ha rimandato a settembre perché non conoscevo abbastanza bene Gramsci però all’ospedale ci finivo sempre io tra una sprangata e l’altra…

Non siamo tutti uguali. Ci dividono il colore della pelle, le idee politiche, il carattere, lo status sociale, i soldi, la cultura, la scolarità, il numero procapite di cellulari, il televisore a cristalli liquidi, il dna e…una fossa comune o il mausoleo di famiglia… ci riporta a quell’unica origine…

In alcuni momenti sembra che tutto debba rimanere fisso, immutabile nel tempo ed eterno. Poi ti accorgi che non è così e allora succede che un altro istante diverso ripercorre la trafila del “per sempre” e alla fine contiamo solo le pause di riflessione.

Sembra che sia una conquista il poter avere un letto per dormire e scomodi ratei in Euro sanciscono il dovere di pagare il fatto di non dover giacere sotto le stelle o di fronte alla stazione Centrale, un diritto forse più dignitoso per tutti Noi.

Siamo tanti Don Chisciotte che si sbattono per un posto al sole, una triste telenovela che ci rende patetici di fronte a chi i mulini a vento li possiede tra i girasoli d’Olanda.

Si è sempre più soli, ciascuno percorre quella via pensando che sia unica e nella direzione della luce, poi in quel crocicchio ci ritroviamo tutti quanti e ci chiediamo: “Ma non era meglio percorrere assieme quella strada?”

I ricordi si rincorrono, si confondono, spesso si riaffacciano per tornare nell’oblio del presente. Ci proiettiamo nel domani e l’oggi, senza fissa dimora, ci sfugge di mano…

Ogni tanto penso di essere un asteroide che gira intorno alla Terra e vedo solo delle grandi macchie di diverso colore, predomina un azzurro chiazzato da lentiggini bianche più o meno estese… Ogni tanto penso di essere un clone che passeggia per le vie della città e osservo tanti puntini che si muovono come da copione e vanno a riempire il puzzle che raffigura… delle grandi macchie di diverso colore, predomina un azzurro chiazzato da lentiggini bianche più o meno estese…

Che dire dei giovani d’oggi?
Che dire dei genitori di ieri?
Che dire di un gatto che si morde la coda e non riconosce che è la propria?

Quando rileggo Freud penso che avesse dei seri problemi con la madre
Quando rileggo Fromm penso che avesse dei seri problemi con la società
Tutti abbiamo problemi con chi ci ha generato e con chi decide per noi
L’importante è credere di essere dei nati orfani a decidere.

La poesia è filosofia, ritmo, musicalità, la scienza del tempo e delle emozioni…
Mi sono perso qualcosa…
Forse un giorno qualcuno mi spiegherà dove si è persa…in quelle torri di latta con le quali da bambino giocavo con una pistola e prendevo la mira per abbatterle…

Anche i bianchi gabbiani non trovano più pace. La civiltà ha deturpato la natura, gli spazi si restringono e LORO volano sempre più in alto, sopra le nubi, unico approdo allo scempio dell’umano.

Gioco a nascondino con i sentimenti,conto fino a 10 e poi li cerco…Ho provato a contare fino a 10000 ma si sanno nascondere oppure sto giocando con quello che vorrei che fosse…?

L’immaginazione al potere! Ho immaginato che non ci fossero più guerre, che tutti fossero più buoni, meno egoisti, arroganti, presuntuosi, incattiviti, irresponsabili…
Ho sognato di essere in un’autostrada deserta e che ero solo in questo mio viaggio, provavo uno strano senso di benessere nel percorrere una strada vuota, asettica, pulita, a quadrupla corsia, come se fossi rimasto l’unico essere vivente sulla faccia della terra…

L’immaginazione al potere! Ho immaginato che le guerre ci avessero sterminati tutti e che la pace da sola festeggiasse la sua vittoria…

Quel vecchio sulla panchina non avrebbe mai pensato di esserci seduto sopra quando da giovine guardava i vecchi e provava una profonda compassione per il loro mal stare.
Ora riflette sul tempo che l’ha condannato a morte e neppure la vista dei parenti occasionali potrà dargli quel conforto quando l’ultima scossa se lo porterà via…

Improvvisare è vivere secondo le proprie regole, vivere è interpretare uno spartito del Carulli secondo le regole altrui

Qualche volta mi innamoro e allora mi sembra di riemergere dal regno delle tenebre
Poi il mondo mi schiaccia e allora ritorno nella melma del presente…

Talvolta la sensibilità mi sfugge o sono io che fuggo da lei così non soffro, così penso, ma soffro ancora di più perché non so decidermi se amarla o disprezzarla e questa mia debolezza vorrei donarla a chi non è capace di voler bene…

Le parole devi scriverle quando ti vengono in mente in quell’istante e non cercare di ricordarle dopo e farne un guazzabuglio che non è più quello che volevi esprimere. Così come la poesia che non ha un tempo per fissare un’emozione e quell’attimo è buono per essere sinceri con se stessi…

Fine I° parte

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