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Sunday February 25th 2018

I DS e la politica estera

I Ds si stanno martoriando sui modi con cui fare il futuro Congresso. Sentiamo parlare di primarie per i dirigenti e di consultazioni con la base per il programma, oppure di torri d’avorio in cui taluni continuerebbero volentieri a conservare un potere messo in crisi ma non in autocritica. Nel nostro maggioritario imperfetto abbiamo da una parte le decisioni totalitarie di uno solo seguite da una massa di cooptati, dall’altra un marasma di piccoli partiti che, prima di decidere un programma comune, dovrebbero almeno decidere i programmi personali e riconfermare o meno gli attuali segretari. Anche se Prodi dovesse prendere in mano la situazioni e dare a se stesso quel carisma che i suoi riottosi colleghi stentano ad attribuirgli, resta pur sempre il compito per ogni partito di dichiarare la propria identita’ e i propri intenti. Cofferati pensa che il partito non debba restare chiuso nelle sue burocrazie ma aprirsi anche ai Movimenti o ad altri gruppi di opinione, del resto, come candidato sindaco, si e’ dimostrato aperto al massimo a recepire le richieste dei suoi elettori convogliandole in assemblee rappresentative e praticando un modello di discussione popolare possibile e proficuo, in cui si apre un canale democratico di dialogo tra il candidato e i suoi referenti. Fassino parla di un Congresso per mozioni… Il Correntone scalpita e si prepara per avanzare le sue richieste che non sono mai state in sintonia con la direzione. Ma non e’ chiaro se la democrazia sia un obiettivo gradito o un metodo praticato. Si parla di Ds conservatori e di DS radicali, di due sinistre, di una dirigenza che ha perso molto della sua base popolare e che non e’ piu’ in sintonia con coloro che si dichiarano di sinistra… Anche se molti tra i DS respingono la stessa idea di mutamento di quello che a noi sembra un non-programma e di cambiamento della direzione attuale e anche l’idea di un Congresso allargato, la maretta e’ molta.
Secondo noi questa confusione non giova alla sinistra e mi auguro che agosto non sia stato perso in abbonzature e crociere in barca, ma sia stato anche fucina di lavoro programmatico, di colloqui, di chiarificazione e di contatti fruttuosi. Se Berlusconi aveva da ripiantarsi in testa un po’ di capelli, i Ds avevano da ripiantarsi parecchie idee innovative e, se non l’hanno fatto, sara’ peggio per tutti.
Al momento non solo non e’ affatto chiaro il programma che i DS intendono presentare agli elettori in Italia ma gli stessi sembrano anche privi di una linea di politica internazionale. In particolare la guerra dei Balcani e quella all’Irak hanno posto in primo piano lo scottante problema dell’intervento armato. Non possiamo stendere un velo pietoso sul tric e trac che ha accompagnato la posizione circa le nostre truppe in Irak. Peggio di cosi’ il problema della pace non poteva essere affrontato. Abbiamo un totale fallimento, sia di coalizione che di partito, nella sua immagine, nei suoi valori, nella sua credibilita’. Dire che la cosa e’ stata condotta in modo grottesco sarebbe poco. Non volevamo questo dal maggiore partito della sinistra e l’amarezza e’ molta. Purtroppo per molti elettori pacifisti questo problema era e resta il PRIMO in ordine di importanza e invano hanno aspettato una dichiarazione chiara alla Zapatero. Ora la delusione e’ molta e le dichiarazioni tardive sono risultate addirittura controproducenti e ridicole.
Da una parte abbiamo l’articolo 11 della Costituzione che ci vieta di partecipare a guerre di offesa e gli impegni presi con la Carta delle Nazioni unite (tutti e due scavalcati gia’ dalla guerra in Kossovo), dall’altra lo scenario del mondo richiederebbe l’intervento di truppe internazionali per sedare conflitti. Il punto relativo alla guerra non e’ di poco conto, e coinvolge un dibattito serio a livello internazionale in cui la sinistra europea possa e sappia dire la sua, e il partito dei DS italiani non dovrebbe restare sempre dietro l’angolo con un nulla in testa, come un ininfluente o uno che si accoda al piu’ forte. Se si vuole fare politica, la si deve fare a livello nazionale e internazionale. E il primo problema internazionale e’ la guerra. O si difende la guerra come unico modo di imporre dei diktat da parte del piu’ forte e di fare politica fuori dai confini, o ci si deve preoccupare seriamente di come si puo’ evitare la guerra intervenendo in altro modo. In questo secondo caso la riforma dell’ONU diventa impellente. Ora come ora, l’ONU e’ uno strumento inefficace. E non si puo’ nemmeno lasciare che sia gestito da un Consiglio di Sicurezza, dominato dall’influenza statunitense o dalle speculazioni di quelle multinazionali (anche europee) che usano la guerra per creare razzie di risorse e speculazioni borsistiche da cui dipende la recessione e il rischio di sopravvivenza di mezzo mondo. Un mondo che vuole avanzare verso la civilta’ non puo’ tollerare il protrarsi di stragi, massacri e guerre coloniali, per far arricchire una cricca di speculatori. E anche la posizione che l’Europa dovrebbe tenere nei confronti degli USA e’ tutta da chiarire. Non sara’ perseguendo gli interessi di questa banda americana, che ormai porta a fondo tutti gli altri paesi, o continuando nella perversa economia degli idrocarburi, arrendendosi a questo tipo di globalizzazione economica o continuando ad accettare senza freni e regole la immane speculazione borsistica che il mondo si salvera’. E tutti questi punti fanno guerra, fanno crisi, fanno recessione, fanno miseria, fanno distruzione. Se il singolo cittadino e’ violentemente preoccupato dagli scenari del mondo e dal trend perverso apparentemente suicida dell’economia e della politica, a maggior ragione i partiti e soprattutto i partiti della sinistra non possono fare la politica degli struzzi e rimandare. Se le loro forze non sono sufficienti ad affrontare questi problemi perche’ i problemi sono troppo grossi, si facciano aiutare dalla societa’ civile. Ci sono sei miliardi di persone che desiderano cose diverse da quelle dei governi leader e ci sono 60 milioni di Itliani che sono gravemente preoccupati del loro futuro e della vita stessa. Mentre molti politici sono rimasti a baloccarsi in beghe di corridoio, molta gente, fuori dalla politica partitica, sta lavorando da decine di anni, a tutti i livelli, per capire meglio quanto accade e proporre soluzioni alternative. Il materiale umano non manca, non mancano i premi Nobel, i ricercatori, gli specialisti, gli operatori, gli studi, le statistiche, le proposte… basta voler vedere e ascoltare; e uno stato non e’ diviso tra chi governa e chi esercita solo il diritto del voto. La politica e’ uscita dai Palazzi e lavora da altre parti. Ora occorre solo che i Palazzi se ne rendano conto. Giustamente Ciampolini dice che “c’è una grande differenza tra un intervento di polizia internazionale e una guerra e non vedere questa differenza porta a fare scelte sbagliate anche nella lotta al terrorismo”. La guerra inghiotte risorse infinite, la sola guerra americana costa 47 miliardi di dollari. Armare allo stesso modo l’Europa porterebbe solo ad aumentare lo spreco infinito al servizio della morte, ma rendere l’Europa succube alla politica statunitense (e Kerry non sara’ meglio di Bush) non creera’ un mondo migliore. L’uomo mangia pane, non bombe. Ma l’uomo puo’ avere una speranza di futuro solo se il mondo si organizzera’ su basi piu’ civili e non sull’aumento delle guerre e delle armi, in una spirale di terrore. La guerra e il terrorismo si tengono per mano ma guerra e terrorismo sono al servizio di quelle multinazionali che ora mettono in modo in ginocchio solo per maggiorare i loro profitti. Si veda l’orgia degli aumenti del barile di petrolio, in una escalation senza limite, affinche’ quelli stessi che hanno portato morte e distruzione in Medio Oriente, possano maggiorare i loro gia’ giganteschi profitti. Questi profitti non sono solo scandalosi, sono un attentato al mondo, e il mondo intero deve guardarsene, con strumenti che ne impediscano la violenza dilatazione. Il problema dell’ONU e della difesa dalla guerra deve partire dalla regolamentazione delle speculazioni finanziarie. Se un partito si chiama di sinistra, questi problemi li deve affrontare, altrimenti i valori di sinistra si sposteranno ad altri raggruppamenti e certuni si ridurranno a rappresentare solo se stessi e a parlare come sordi nel deserto. Si diceva un tempo che la sinistra portava avanti una lotta di classe; ora la lotta vede da una parte il potere di poche centinaia di plutocrati e dall’altra la sopravvivenza del mondo intero.

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