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Monday December 11th 2017

LETTERA APERTA IN RICORDO DI GAETANO COLONNESE

OMAGGIO A GAETANO COLONNESE


Ore 14 o giù di lì

Ricevo dal TG3 una notizia sconvolgente

La morte dell’editore libraio GAETANO COLONNESE

Un compagno di strada, amico, fratello,

con cui ho vissuto un anno

quando appena sposato con MARIA,

ho ospitato con affetto e stima.

Lavorava da MARIO GUIDA allora

dove lo avevo conosciuto

quando anche MARIO SANTELLA lavorava lì.

Erano i tempi in cui nella Napoletana Saletta Rossa

della libreria Guida a Port’Alba

venivano personaggi come ALLEN GINSBERG

e EDOARDO SANGUINETI

e il dibattito culturale si univa ai movimenti politici.

Fu in quel periodo che GAETANO e MARIA,

vivevano con noi a Parco Comola

in una casa messa a disposizione dai miei genitori,

mio padre era un intellettuale e un filosofo

di grande livello che sosteneva la mia sensibilità artistica

e quella dei miei amici e collaboratori,

fu in quel periodo

che GAETANO maturò la decisione di mettersi in proprio

e di aprire la sua mitica libreria

accanto al Conservatorio di S.Pietro a Maiella.

Mi fermo un attimo e prendo fiato.

Sollevo al Cielo una preghiera.

C’è il sole.

Qualche lacrima mi riga il viso.

Mi passo una mano tra i capelli ribelli.

Vorrei sempre fuggire da Napoli.

Ma ora, pensando a tutte le stanze aperte e chiuse,

non so…

Forse tra vita e morte…,

in questa danza sul vuoto

che qui mi ha intrecciato a tante vite d’artisti

e organizzatori di cultura,

napoletani e non,

che ora vanno via morendo per vivere,

o restano in semi vita morendo,

forse io

che sono stata strappata alla morte tante volte dal destino

e qui son stata riportata dall’Australia,

a cui anelo tornare,

è qui che ancora devo dare la mia energia,

ancora una volta senza chiedere altro

che esprimerla.

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OMAGGIO A GAETANO COLONNESE
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Quando incontri un amico,

un compagno di viaggio,

un fratello con cui hai condividiso

tante battaglie, risate, cibo, vino, vita, musica, arte, sogni,

anche le arrabbiature,

quando lo incontri infine

lì su un letto, immobile,

di ghiaccio, bello di morte,

statuario e sereno,

il volto fisso in un’ultima espressione di pallida pace,

come un saggio che ha ormai oltrepassato il confine,

incontri te stesso davvero per la prima volta.

Intorno la vita non vita urla,

piange,

si affanna,

si dispera per ciò che non ha fatto,

non ha detto.

Il sole di un’estate improvvisa

sulle chiacchiere da terrazzo.

Il parco Viviani da una parte,

il Vesuvio dall’altra.

I ruoli persi in un’illusione.

Tutto che scolora e prende senso.

La rabbia, la lotta, le parabole.

Il dolore del rischio della perdita

di tutto il tuo operato.

L’indifferenza delle istituzioni

pronte a piangerti dopo morto.

L’orrore di questo falso mondo

che stritola e nasconde,

occlude e toglie la parola

agli artisti.

La malattia che ti corrode.

Pensando a flash a tutto questo

ti guardavo e ti vedevo vivo

come mai ti avevo visto.

Ti sentivo nella stanza.

Aleggiavi ridendo e piangendo con noi.

Infine tu sapevi.

Lontano come mai,

vicino come mai.

Mi è venuto in mente allora

un crepuscolo

nella tua libreria esoterica.

Un amico, Umberto Attardi.

La sua faccia scolpita con l’accetta.

Gli occhi obliqui, taglienti come lame,

nei miei spersi e vagamente sempre lontani.

Ho risentito le sue parole:

“Qui, vedi, noi incontriamo tuo padre.

Spesso viene a trovarci.

Di molte cose segrete ci parla.”

Per un attimo ti ho visto sorridere

ironico

al fianco di mio padre.

Ma non so dire cosa mi avete trasmesso.

Non posso.

Non ci sono parole terrene per dirlo.

So solo che uscendo

ho incontrato Amedeo Lepore,

anche lui compagno di lotte e musica,

ora assessore all’edilizia al Comune di Napoli,

che saliva mentre io scendevo.

Ci siamo incontrati scontrati.

Ed ho provato un dolore

così forte, così forte,

che mi ha spaccato il cuore.

Ho sentito tutta la sua impotenza

nei miei confonti,

la mia a comunicare con lui,

con la città del potere

che non ha l’unico Vero Potere

e ho sentito che il mio definitivo viaggio

nel subconscio di Napoli

stava iniziando così.

Tra morti viventi

e viventi morti.

Ed io,

schiacciata, compulsata, emarginata,

io… in mezzo

a fare da canale di comunicazione

tra entrambi

senza volerlo.

Grazie di avermi chiamato

al tuo capezzale

GAETANO….

GRAZIE…..di vivere sempre….

Ciao GAETANO, ecco che mi sorridi

e , forse, mi chiedi di restare,

Che la tua libreria possa restare in vita

mentre sei andato via

per restare per sempre con noi!!!!!

Un bacio, Maria Luisa….

ps.

Voglio qui ricordare

che negli ultimi mesi di vita

Gaetano è stato messo alle torture

dallo stesso Conservatorio che gli aveva affittato i locali anni fa

e che gli ha dato infine lo sfratto

pare per fare delle toilette lì dove lui,

con Maria e i figli Edgardo e Vladimiro,

ha dato vita a una mitica libreria editrice

che ha avuto il coraggio

di stare al fianco di tanti artisti e intellettuali

colmando un vuoto culturale.

C’è in rete una petizione

per chi ha voglia di sostenere

questa attività culturale.

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