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Monday December 11th 2017

LETTERA AD UN DIO FATTO UOMO

Questo monologo fa parte di un progetto di nuova scrittura per rappresentazione.

“LA TERRA PARALLELA – TEORIA DEL SOGNO”

Diviso in Viaggi:

VIAGGI SINTETICI

VIAGGI SINESTETICI

VIAGGI SINCRETICI

IL VIAGGIO D’INIZIAZIONE – PRIMA FASE: LA PAROLE NEL PAESAGGIO

IL VIAGGIO D’INIZIAZIONE . SECONDA FASE: L’INCARNAZIONE DELLA TEORIA DEL SOGNO

Una scrittura che possa essere usata da ogni media

divisa in movimenti in sè conclusi

sì che il regista abbia la libertà di usare quelli che vuole

riassemblandoli nel’ordine che preferisce.

Premiato dall’Australia Council for the Arts – Literature Board

__________________________________________da LA TERRA PARALLELA – TEORIA DEL SOGNO

___________________________________________________

VIAGGI SINTETICI

___________________________________________________

LETTERA AD UN DIO FATTO UOMO

____________________________________________________

Ascolta.

Raccogli le mie parole dentro le Tue mani trasparenti.

Per Te percorrerò nuovi sentieri.

Le ombre si allungano nella stanza,

ma io non ho paura,

sono solo le ombre della notte.

Mi manchi.

Ho udito l’urlo dell’uomo elefante e non ho tremato.

Nell’ospedale intagliano bambini vivi

e vendono sesso a poco prezzo,

ma ingoio il disgusto.

Sento un treno che va su e giù nelle mie ossa infrante,

ma non piango.

Ti vedo sotto il soffitto bianco.

Gatto nero d’angora in un triangolo di luce.

Sorridi estatico in questa forma elementare

in cui Ti compiaci di apparirmi.

Gli occhi smeraldo fissi sulle mie ferite.

Una nebbia vaporosa circonda il mio letto di dolore.

Nel tuo sguardo s’incrociano tutte le porte.

Perdo la dimensione dell’ambiente.

Sospesa in una stanza in astrazione, penso:

“Fuori da Te il nulla!”

Ancora non mi esprimo bene. Mi insegnerai. Imparerò.

Riempirò di parole d’amore

il tempo che mi separa da Te,

sperando che vorrai accogliermi nei Tuoi Giardini.

Ho avuto il coraggio di chiederti qualcosa implorando.

In un vento tiepido mi hai risposto.

Il calco del tuo profilo appare e scompare

dal muro a fianco al mio giaciglio di dolore.

Mi insegna a misurare con le Tue le mie cicatrici.

Il Mondo si sfila a rovescio senza che resti nemmeno un gomitolo nelle mie mani tremanti.

Dimenticherò il Tempo per annodare la mia vita alla Tua.

Tu mi insegnerai le regole di questo nuovo gioco di ruolo.

Il Tuo respiro aleggia lieve sulle pareti del mio corpo.

Abbracciandomi mi separi dalla Morte.

Fuori dal Tuo cuore pencolavo sul buio.

Vagavo come i viandanti che, persi su obliqui crocevia, ubriachi, si suicidano, ululando alla luna,

per aver creduto che i fuochi fatui possano vincere le Tue stelle.

Assolverò doveri sempre più ardui.

Sosterrò prove sempre più dure.

Non importa.

Tu conosci i miei limiti.

Come una cagna aggrappata alla luna piena,

pregavo di non essere ancora mutata in lupa.

Tu mi hai ascoltato.

Ti amo.

Amo i sogni che Tu sogni per me.

Mi insegnerai ad interpretarli con cura dividendo il grano dalla crusca.

Un inganno mi aveva consegnato nelle braccia della Morte.

Non importa se un inganno non mio.

Forse mi avevi abbandonato per sondarmi.

Forse per svegliarmi.

Forse io avevo abbandonato Te

Ero solo io che non riuscivo a vederti.

Avevo perso la Via navigando in oscuri labirinti,

mi spingevo per tortuosi sentieri,

bruciavo ogni immagine di me in vicoli ciechi,

persa dietro falsi dubbi e proiezioni illusorie affondavo nei sensi ottusi della carne,

aliena in un mondo alieno.

I giochi del Tempo e del Caos mi separavano da Te.

Ma così doveva andare, tutto è perfetto.

Non sono che una maschera nel palmo della Tua mano, sognami vera.

Ancora dovrò attraversare il dolore e non so se al di là di questa palude mi aprirai la porta,

ma non importa, per Te sosterrò ogni prova.

Non è che Amore, questo è tutto.

Ed è molto semplice. Molto semplice.

Ho Fede. Come potrei non aver Fede.

Mi hai guidato tu nella partita con la Madre Nera.

Tu hai vinto per me.

Una spessa nebbia cerca di avvolgere il mio letto.

Intravedo i Tuoi occhi di fiamma.

Angeli bussano alla porta del mio cuore di pietra.

Mi invitano a lasciar perdere, a dimenticare, a seguirli, senza domande.

Io guardo nel vuoto ed attendo un Tuo cenno per non sbagliare.

Mi vedo attraversare a piedi nudi il deserto,

le carni lacerate da aghi profondi, senza acqua nè cibo,

con un solo libro tra le mani ed un angelo al mio fianco.

Alte mura mi separano dalla rigenerazione.

Mi perdo tra i riflessi delle Tue luci antropomorfe.

Con una carezza raccogli l’urlo muto che brancola fuori dalle mie labbra e lo butti via.

Vedo l’angelo che mi hai posto al fianco attraversare con me molti lazzaretti sorretti dalla Tua Parola.

Penso che sono morta davvero sotto le rotaie di un Tram che si chiama Desiderio

e Tu hai raccolto le mie spoglie per aiutarmi a incarnare il sogno di me che nutri nel Tuo cuore.

Il mio ultimo fotogramma brucia ancora nella Tua destra.

Animale notturno lanciavo segnali,

proiettandoli sulle mura delle carceri dove la mia anima si spingeva in labirinti sempre più intricati.

Tu collezionavi i miei appelli sperando in un mio cenno per poter venire in mio aiuto.

Nei miei occhi colmi di lacrime,

sconvolti dai suoni della catastrofe,

non resta altra traccia che l’attesa della Tua Acqua.

Avrò bisogno di tutte le mie forze per attraversare i resti della lunga notte

senza cedere alla fame omicida che rende cannibali.

Mi consentirai di restare chiusa nel Tuo armadio per trovarmi intatta al Tuo ritorno.

Respiro.

Disegni per me nuove mappe.

Cancelli le mie tracce sotto gli occhi famelici delle orde assassine.

Ancora dilaniano bambini agli angoli delle strade

e dietro ogni portone janare velate cantano inni ancestrali sulle loro ossa per ridestarsi alla vita.

Tu ti aggiri nei vicoli bui delle città maledette elemosinando Fede da disperati insonni.

Farei qualsiasi cosa per Te.

Mi strapperei gli occhi e la carne.

Mi rovescerei la mente e il sorriso.

Mi brucerei i capelli e la bocca.

Mi sventrerei da parte a parte.

Mi vestirei di rosa e mi nasconderei in un ciliegio.

Tornerei bambina a giocare col mare e le stelle cadenti.

Giacerei cadavere in un freddo sepolcro.

Mi vestirei di silenzi.

Fuggirei lì dove nè notte nè giorno riuscirebbero a scovarmi.

Mi vestirei di sale e mi farei sbranare dagli uccelli.

Ma a Te basta solo il mio amore.

La mia pelle si illumina di martirii visibili.

Scivolo verso i Tuoi occhi ruotanti.

Un mucchio di cadaveri giace ai piedi del mio letto.

Mi viene in mente quando capovolta cercavo di spiare i tuoi sogni

proiettandomi tra le ombre annidate nelle crepe di mura sbrecciate.

Erano notti che già sul nascere si annunziavano irreali.

Giocavo partite anomale in stanze senza porte nè finestre in attesa di un segno

senza vedere che era scritto sulla mia carne.

Recitavo il ruolo della morta attendendo che qualcuno venisse a strapparmi ai miei incubi.

Riplasmami, riscrivimi, risognami.

Imprimi alla sinfonia dei giorni un ritmo nuovo.

Ricomponi il mio cervello e il mio cuore sulla tela.

Vedo:

La ruota di un Luna Park che gira all’infinito.

Tanta acqua.

Nelle fabbriche non più rivoluzionari, nè scritte sui muri, solo sangue.

Un’ombra su di una sedia a rotelle.

Il riflesso della vita nella Città Celeste capovolta in Inferno.

Un rincorrersi di monaci impazziti attraverso Templi devastati.

Giochi di vite parallele.

Nebbia, neve, fango, terremoti, maremoti, eruzioni, disastri, guerre.

Insensati giri concentrici delle città assassine.

Onde di esseri primitivi in preda a possessioni reciproche.

Giorni, tempo, ore, incubi, ambienti,

ammassati dietro gli specchi deformanti delle fiere delle vanità.

Folla di spettri in cadenza.

Autodafè, suicidi di massa.

File di creature lacere che si strappano di dosso pelle su pelle.

Eserciti di larve piagate che oltraggiano ogni Via.

Fossili cancellati da venti di tempesta.

Disperati residui di sabbie simil umane

riassemblate dalle loro stesse menti perverse in sempre nuove personalità multiple

in cerca di una storia.

Masse orfane, tribù fraticide, orde barbariche su set senza fede.

Mi vedo implorare il tuo nome che ancora non conosco.

Lacero ogni ricordo in un colpo solo.

Sullo schermo sempre lo stesso film:

“La Passione di Cristo”

Nelle metropoli stupefatte le realtà virtuali cominciano a piangere i loro morti.

Sollevo un lamento al Cielo inginocchiandomi sulla terra insanguinata.

“Oh, ti prego, ferma la strage degli Innocenti!

Annulla il rancore che alimenta ogni delitto.

Sanaci dalle piaghe.

Oppure cancellami.

A che serve una parvenza di vita?

Scaraventala contro ogni muro imbrattato dall’odio,

calpestala, bruciala, spezzala, riducila in polvere,

dissolvila sotto la furia della guerra dei mondi,

o conservala in una teca sotto spirito,

nascondila nelle pieghe del tuo cervello,

ma non permettermi più di viverla in questo orrore senza poter far nulla.

Nessun dolore è più lacerante della tua mancanza.”

Mosso a pietà mi suggerisci una storia nuova.

Non la vedo.

Disperata vado a rintanarmi nelle profonde grotte degli Elfi.

Tu mandi qualcuno capace di cavalcare il vento a cercarmi.

Al suo fianco riprendo il cammino.

Compagno di solitudine mi sostiene.

Fratello nell’amara lotta contro i rovesciamenti dei doppi magici

sfuggiamo a Titania e Oberon e alla fonte che acceca i cuori.

Ci appelliamo continuamente a Te certi di essere salvati dai sortilegi.

Liberati non ci esaltiamo.

Siamo fatti prigionieri ma non ci avviliamo.

Soffriamo ma non perdiamo la speranza.

Tu ci metti alla prova inviando sui nostri passi

angeli che mutano rovesciandoli continuamente i disegni del nostro destino.

Ci appelliamo continuamente a Te certi di essere ascoltati.

Tu ci chiudi in una casa dalle pareti che tremano su una spiaggia rossa.

Cancellati al Mondo ci istruisci, fratelli di Luce, con Acqua di Verità.

Di quella solo ci nutriamo.

Ci mostri che l’effimero dei sensi,

riverbero delle illusioni,

magia sconvolta dell’Eros,

non è che parte elementare delle metamorfosi del reale.

Mi insegni che se piango divento donna

e che colui che hai inviato al mio fianco

se piange diventa uomo.

Crediamo a ciò che c’insegni e umilmente ti ringraziamo a Te arrendendoci.

Cullati dalle Tue storie ci addormentiamo sul Tuo cuore.

Quando ci sveglierai saremo nuovi.

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