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Wednesday December 13th 2017

La rosa del deserto

I Tuareg si tramandano tra loro una storia che racconta quali siano le vere origini della Rosa del Deserto. E’ una storia che prende le mosse tanto tempo fa, quando oltre la soglia della tenda non vi era altro che il deserto, dove solo i cammelli potevano viaggiare e le tempeste incombevano a deviare i viaggiatori dalle piste tracciate e solo il Sole e le stelle erano sicuri punti di riferimento.
Il giovane Ahmed e la bella Fatima erano cresciuti insieme giocando in mezzo alle tende della tribù ed ora era arrivato il momento in cui Fatima avrebbe scelto l’uomo che con lei avrebbe diviso la tenda “fino a che l’ultimo granello di sabbia fosse scomparso”.
Ahmed organizzò la sua carovana e partì verso la costa. Doveva acquistare i più bei doni che poteva trovare al mercato. Per farlo avrebbe venduto la metà dei cammelli che possedeva.
Giunto in riva al mare, Ahmed vide dei fiori bellissimi, rossi e profumati, che una nave straniera aveva trasportato da oltre il mare e li comprò.
Le carovane dell’est portavano seta e gioielli preziosi. Ahmed comprò anche questi in gran quantità ed, con i cammelli che gli erano rimasti, riprese il viaggio per tornare all’accampamento.
Durante il viaggio, la peggiore tempesta di sabbia si scatenò sulla carovana, rese ingovernabili gli animali che scapparono per poi trovare la morte nei turbini di sabbia, rese ciechi gli uomini che li conducevano e che, nel tentativo di salvarsi, si dispersero nel deserto.
Calmatasi la tempesta, Ahmed si ritrovò solo in mezzo al deserto, lacero e, in un luogo e in un tempo dove gli animali erano l’unica ricchezza di un uomo, ormai ridotto alla povertà totale.
Quello che più lo addolorava era la consapevolezza che, ormai, non poteva più sperare di tornare al villaggio e presentarsi come pretendente alla mano di Fatima. Innanzi tutto, non sapeva più dove si trovava, tanto a lungo aveva vagato durante la tempesta. Poi, senza animali, se anche fosse sopravvissuto sarebbe arrivato al villaggio troppo tardi, quando ormai la scelta sarebbe stata già compiuta. E, se anche fosse riuscito ad arrivare in tempo, dove si trovavano i sui doni?
In ginocchio nella sabbia Ahmed, per la prima volta nella sua vita, cominciò a piangere mentre nelle mani a coppa raccoglieva della sabbia, quasi a voler stringere a se quello che era stata, come per ogni Tuareg, la sua vita e che ora, quasi sicuramente, sarebbe stata la sua morte.
Le lacrime che cadevano sulle mani, a poco a poco, formarono un impasto con la sabbia e Ahmed cominciò a modellarlo cercando di richiamare alla memoria i fiori visti e comprati al mercato e che ora erano, chissà dove, sepolti.
A poco a poco il fiore prese forma e, asciugandosi sotto il sole, l’impasto s’indurì. Ahmed guardò il fiore e pensò che, almeno, per quel poco tempo che gli rimaneva, avrebbe avuto la compagnia del ricordo di colei che aveva perso per sempre.
Poiché sapeva bene che rimanere fermo sarebbe stata la morte sicura, Ahmed si alzò e, stringendo in mano il fiore di sabbia, riprese a camminare verso sud, dove, da qualche parte, avrebbe forse trovato un villaggio.
Passarono tre giorni di cammino sotto il sole e tre notti di sonni gelati prima che Ahmed potesse vedere in lontananza stagliarsi il profilo di tende raccolte a formare un villaggio.
Man mano che la distanza diminuì, Ahmed riconobbe, a poco a poco, i colori e le tende che per anni aveva osservato. Per uno strano gioco del destino il suo vagare nella tempesta non lo aveva poi allontanato di tanto dalla pista.
Ormai stanco, lacero e assetato, sempre stringendo la rosa di pietra, riuscì ad arrivare al villaggio e stramazzò al suolo in mezzo alle tende.
Immediatamente la gente del villaggio accorse e, seppur a fatica, riconobbe Ahmed e ringraziò Dio perché oramai avevano perso ogni speranza di rivederlo vivo. Fra le donne accorse anche Fatima che subito ordinò che Ahmed fosse portato nella tenda della sua famiglia.
Dentro la tenda Ahmed poté, finalmente, dissetarsi e riprendere conoscenza. Ripresosi riuscì a realizzare dove si trovava e di chi fossero gli occhi che lo stavano osservando.
“Ben tornato, Ahmed. Non sai quanto il mio cuore ha sofferto sentendo dai viaggiatori la notizia del ritrovamento della tua carovana ormai composta di uomini e cammelli morti!”
“Si sono tornato, ma tutto quello che possiedo, ormai, è questo!” – disse Ahmed aprendo le mani e mostrando la Rosa – “Tutto quello che possedevo è ormai sepolto nella sabbia ed anche i doni che avevo comprato per te sono scomparsi.”
“Quali doni?”
“Avevo trovato dei fiori bellissimi, di un paese lontano, di là dal mare!”
“Ahmed, mio caro!” – disse Fatima prendendogli delicatamente il viso tra le mani – “Quei fiori sono nati lontano da qui e nel deserto sarebbero in ogni caso seccati in breve tempo.” – prese tra le mani la Rosa del Deserto e continuò – “Questo fiore, invece, ha il colore del deserto, di quel deserto che è la nostra casa, la casa del nostro popolo da sempre; è fatta con le tue lacrime e modellata dalle tue mani e per me è più preziosa d’ogni cosa al mondo. Non dire che non possiedi più nulla, non è vero. Hai la tua vita, hai questa Rosa, hai me e da oggi, e per sempre, questa, amore mio, sarà la tua tenda, se vorrai!”

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