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Tuesday December 12th 2017

Gli errori di Maritain e noi

“L’educazione al bivio” è un classico della pedagogia, ma è, anche, una miniera di possibili riflessioni, in questo momento così travagliato.
Jacques Maritain parla nel testo di errori pedagogici e ne elenca sette considerati fondamentali.
Il primo errore è da considerarsi, per l’autore, il misconoscimento dei fini.
In questo errore ci si imbatte spesso, non solo quando si esaltano tecniche e metodi, ma anche allorché l’ansia del fare non permetta di operare in modo mirato, con la chiarezza necessaria sugli scopi da perseguire. Credo che l’argomento sia d’interesse generale nel mondo della scuola ove, spesso, a dettare le regole dell’attività sono, sempre più, i tempi brevi assegnati. Può sfuggire facilmente a molti in che cosa consista educare una persona (solo alla convivenza civile?).
E’ un buon argomento di riflessione per un insegnante impegnato.
Il secondo errore individuato da Maritain deriva da “false idee riguardo al fine”, causate da erronee concezioni dell’uomo, mentre il terzo sottolinea come il pragmatismo potrebbe, puntando più sul soggetto che sull’oggetto, sfociare “in una specie di adorazione psicologica del soggetto”; in sostanza “…a forza di insistere sul fatto che, per insegnare a John la matematica è più importante conoscere John, che la matematica, l’insegnante riuscirà a conoscere perfettamente John, ma John non riuscirà mai a sapere la matematica”
Per la verità, anche Bruner, che era stato ascoltato da coloro che avevano sapientemente elaborato i programmi del 1985, già ora dimenticato, aveva posto la questione. Il D.P.R.104/85 suggerisce di porre l’accento sulle conoscenze, ma di non dimenticare l’alunno e la sua capacità di pensare originalmente.
Potrebbe questo essere un nuovo argomento di riflessione?
E che ne dite del quarto errore individuato da Maritain nel sociologismo che riduce l’educazione a formazione del cittadino facendo dell’uomo “un animale per l’utilità dello Stato?” Senza un’idea chiara ed esplicita di uomo si rischia di non intendersi anche sul senso della “convivenza democratica”.
Il quinto e sesto errore sono l’intellettualismo e il volontarismo: l’uno sopravvaluta l’intelligenza a danno della volontà e ritiene che tutta l’educazione possa ridursi ad abilità dialettica o ad una informazione tecnica che potrebbe formare il perfetto specialista qualificato; l’altro, invece, dimentica l’intelligenza e fa appello essenzialmente alla volontà, ma anche all’emotivo e all’irrazionale per creare l’uomo attivo.
Appare subito evidente come l’educazione debba sviluppare tutte le capacità umane, senza far prevalere questa su quella, ed in particolare debba formare, contemporaneamente, l’intelletto e la volontà.
Una delle conseguenze dell’intellettualismo classico è la convinzione che tutto possa essere insegnato, che Maritain considera al settimo posto della graduatoria degli errori. Si tratta dell’errore commesso dai sofisti greci, dagli illuministi e dagli herbartiani che risolvevano l’educazione in istruzione e pretendevano di insegnare anche la saggezza. Il dibattito su educazione-istruzione-formazione si può riproporre anche oggi per attivare una ennesima ma non inutile riflessione. Per quanto riguarda il Nostro, egli conclude la sua analisi con la proposta di una pedagogia nuova, che sappia ispirarsi ad un nuovo umanesimo, capace di rinnovare completamente l’umanità.
“La civiltà contemporanea -egli afferma- è un vestito usato, che non sopporta più delle pezze; c’è bisogno di una riforma totale, di un rovesciamento dei principi: si tratta di ottenere il primato della qualità, del lavoro sul denaro, dell’umano sulla tecnica, della saggezza sulla scienza, del servizio sociale della persona umana sulla bramosia di possesso e di potenza individuale e statale”.
Ancora una volta c’è da chiedersi se siamo d’accordo con Lui. Le Riforme più complesse sono sempre le più difficili, ma l’umanità ha sempre trionfato…e, per alcuni aspetti, si potrebbe ripescare anche Maria Montessori che, al di là di tutte le possibili contraddizioni, esorta insistendo che “a piccoli passi si fanno le grandi cose”
A noi sembra che ci sia abbondante materia di riflessione prima di arrivare alle questioncelle di natura organizzativo-ordinamentale. Sull’idea dei “fini” soprattutto c’è da riflettere per fare chiarezza. Su questa chiarezza ogni docente gioca la sua professionalità e ciascuna scuola la sua credibilità e la sua coerenza sul territorio.
Maritain ci può aiutare?
R. A.

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