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Saturday April 21st 2018

Proposta per abolizione legge Bossi/Fini

Non è questa l’Italia, l’Europa, il mondo in cui vogliamo vivere. Come Umanisti vogliamo vivere in un paese, in un continente, in un mondo che risponda pienamente alle necessità più elementari degli esseri umani…I cambiamenti che stanno avvenendo in questo momento storico sono di natura epocale e strutturale. Le risposte opportuniste e di corto respiro dei partiti al potere e all’opposizione non bastano più e mostrano, nel momento stesso della loro formulazione, la loro ridicola e profonda falsità. I gravi problemi economico-sociali, come la disoccupazione, la mancanza di assistenza sanitaria e di certezze per il futuro, la povertà di 2/3 della popolazione mondiale, la fame, la desertificazione, l’inquinamento, il consumo delle risorse e i grandi flussi migratori che ne conseguono non sono strutturalmente risolvibili. L’attuale modello economico, il neoliberismo, che ha imposto e sta imponendo con la forza e con la guerra il cosiddetto “mercato unico” in tutte le latitudini del pianeta, non può risolvere ciò che esso stesso ha creato. Le drammatiche ricadute sociali delle scelte strategiche della finanza mondiale (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione mondiale del Commercio, multinazionali) non sono un incidente di percorso, ma il percorso necessario, anzi il requisito affinché questo modello prosperi e si espanda. L’essenza del sistema neoliberista sta proprio nello “squilibrio” economico, nello “sbilanciamento” delle ricchezze, nella concentrazione delle risorse di tutti nelle mani di pochi. Siamo fermamente convinti che in tale passaggio, fondamentalmente disumano, si sono costruite l’Europa di Maastricht e dell’Euro, un’Europa monetaria e del Mercato Unico finanziata a colpi di privatizzazioni del sistema sanitario ed educativo, dei servizi essenziali (luce, gas, acqua, telefoni, ecc.); attraverso il furto e la privatizzazione delle pensioni e dell’assistenza sociale; con l’aumento della disoccupazione e milioni di lavoratori espulsi dal mondo della produzione e costretti alla sopravvivenza e all’emarginazione sociale. Le disparità economiche presenti ormai su scala planetaria hanno come diretta conseguenza lo spostamento di gruppi umani in fuga da situazioni disperate e nella comprensibile ricerca di condizioni di vita più umane. Di fronte a questo fenomeno la vera profonda crisi riguarda lo stesso sistema socio-economico che genera queste abnormi diseguaglianze, che, unite al cambiamento delle comunicazioni e delle possibilità di spostamento, contribuiscono inequivocabilmente al recente aumento del fenomeno migratorio. Si tratta di un fenomeno che nella storia ha sempre subito oppressione e sfruttamento. Oppresso perché la carica di innovazione culturale e la multiformità rappresentano un pericolo per una società costruita per l’interesse economico di pochi. Allo stesso tempo gli immigrati rappresentano una risorsa inestimabile come manodopera a buon prezzo e disponibile anche ai lavori più pericolosi. Dallo schiavismo, passando per il colonialismo e arrivando alle ultime leggi sull’immigrazione, gli immigrati si ritrovano sempre oggetto di sfruttamento nel campo lavorativo. Nonostante la complessità della situazione sembri non offrire vie d’uscita, si profila in maniera sempre più chiara un bivio tra l’esasperazione di un modello basato sul potere economico di pochi su molti e la ricostruzione di una società multiforme fondata su valori comuni alle varie culture, nella direzione di un mondo umano universale. Gli accordi di Schengen unite alle leggi italiane recentemente approvate in materia (sia la Turco-Napolitano che la Bossi-Fini) sembrano invece andare in senso contrario allo spirito espresso da due articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (l’Articolo 13: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato” e l’Articolo 22: “Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità”). In queste leggi si prevede l’istituzione di centri di accoglienza e di permanenza temporanea. Dei due vengono realizzati solo i secondi e in pratica vengono ad essere dei nuovi lager dove all’immigrato viene limitata la libertà personale non perché possa aver commesso dei reati, ma per la sua condizione di clandestinità. Come non ricordare, inoltre, il diritto di cittadinanza, il diritto di voto o il diritto allo studio, temi che, sulla base delle ultime leggi vigenti in materia, sia a livello nazionale che europeo, sarebbero ancora limitative rispetto alle reali esigenze dello straniero, la cui presenza purtroppo, è vincolata solo alla necessità di forza lavoro per gli industriali. Inoltre le leggi non prevedono la difesa di diritti che, evidentemente vengono ritenuti secondari o superflui: ogni straniero che vive in Italia porta con sé una cultura, tradizioni e a volte una religione diversa che gli impone uno stile di vita diverso da quello italiano. Non è questa l’Italia, l’Europa, il mondo in cui vogliamo vivere. Come Umanisti vogliamo vivere in un paese, in un continente, in un mondo che risponda pienamente alle necessità più elementari degli esseri umani, come la salute, l’educazione, la casa, il lavoro, cibo, acqua e aria di buona qualità e sia anche in grado di rispondere alle aspirazioni più profonde; che sia capace di sviluppare forme di convivenza non violenta, non discriminatoria, antirazzista, basate sull’accoglienza, la cooperazione e la reciprocità; dove nascere serbo, kroato, kossovaro o irlandese non sia un errore geografico fatale; in cui essere musulmano, ortodosso, ebreo o ateo non sia un elemento di discriminazione e pregiudizio civile; dove gli uomini imparino non solo a tollerarsi, ma a sviluppare la capacità di concepire la diversità come indicatore di progresso. Ma per realizzare tutto ciò c’è bisogno di rompere lo schema generale, dato per acquisito e mai davvero messo in discussione. C’è bisogno di capovolgere antiche logiche e rimettere l’essere umano al centro. Se s’intende l’Uomo, quello reale, fatto di bisogni, necessità, aspirazioni, sogni e soggettività, allora ovunque si dovrebbe cominciare ad applicare come minimo la Dichiarazione dei Diritti Umani. Ma la denuncia non ci basta più. Vogliamo vedere pienamente realizzati: il riconoscimento del “diritto di esistere” in qualunque luogo; l’applicazione ed estensione del “diritto d’asilo” ai perseguitati, anche quando la persecuzione sia di origine economica e sociale e non soltanto politica; la chiusura immediata dei centri di detenzione e il passaggio delle competenze relative all’immigrazione dal Ministero dell’Interno ad un nuovo Ministero dei Diritti Umani e della Cooperazione Internazionale. Sulla base di queste premesse stiamo cercando di costruire un tavolo di organizzazioni sociali e politiche che possano lavorare insieme per raccogliere le firme per un referendum abrogativo della Legge Bossi-Fini e, contemporaneamente, proporre una Legge d’iniziativa popolare in cui venga espressamente garantito il principio in cui ogni essere umano possa liberamente circolare ovunque. NELLA NAZIONE UMANA UNIVERSALE NESSUNO È STRANIERO In accordo con quanto sopra affermato e ai principi sotto esposti

  • l’assunzione dell’essere umano come valore e come interesse centrale;
  • l’affermazione dell’eguaglianza di tutti gli esseri umani;
  • il riconoscimento della diversità personale e culturale;
  • la tendenza allo sviluppo della conoscenza al di sopra di quanto viene accettato o imposto come verità assoluta;
  • l’affermazione della libertà in materia di idee e di credenze;
  • il rifiuto della violenza.

Proponiamo:

  • Referendum abrogativo della Legge Bossi-Fini;
  • Legge d’iniziativa popolare in cui vengano pienamente applicati i diritti sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo come il riconoscimento del “diritto di esistere” in qualunque luogo; l’applicazione ed estensione del “diritto d’asilo” ai perseguitati, anche quando la persecuzione sia di origine economica e sociale e non soltanto politica; la chiusura immediata dei centri di detenzione e il passaggio delle competenze relative all’immigrazione dal Ministero dell’Interno ad un nuovo Ministero dei Diritti Umani e della Cooperazione Internazionale.

Vi invitiamo a costruire un tavolo di organizzazioni sociali e politiche che possano lavorare insieme per raccogliere le firme per un referendum abrogativo della Legge Bossi-Fini e, contemporaneamente, proporre una Legge d’iniziativa popolare in cui venga espressamente garantito il principio in cui ogni essere umano possa liberamente circolare ovunque. comitato.no189@libero.it

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