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Wednesday December 13th 2017

Cofferati a Bologna:L’intervento di Gigi Mariucci

Lo scorso 19 marzo, alcuni di noi erano riuniti in un’altra sala, alla Sirenella, a discutere dello stesso tema: Diritti del lavoro, diritti di libertà.

Allora Sergio Cofferati ci mandò un messaggio, questa sera è qui con noi, lo salutiamo e lo ringraziamo ancora.

Quella sera l’incontro fu drammaticamente interrotto quando arrivò la notizia dell’assassinio di Marco Biagi. Io ricordo ancora lo sconcerto, lo smarrimento, il dolore. Specie per quanti conoscevano Marco da tanti anni.

Anche nell’ultima settimana noi avevamo discusso con Marco, in privato e in pubblico, avevamo opinioni diverse ma ci dicevamo : “avversari magari sì, ma nemici mai”

Perciò se Marco fosse qui davanti a me in questo momento gli direi: “Guarda marco come ti hanno usato: prima ti hanno lasciato solo, poi ti hanno infangato, ora fanno di te un monumento. Io invece mi comporterò con te esattamente come mi comportavo quando tu eri vivo, ti dirò francamente quello che penso.”

 

Vedete, oggi hanno stipultato un accordo, si chiama “Patto per l’Italia” un titolo alquanro pomposo e perfino inquietante. Io credo che sul contenuto di questo accordo noi dobbiamo ragionare pacatamente, dare valutazioni di merito, non abbiamo bisogno di alzare la voce.

Che cosa c’è in questo accordo, intanto. 

C’è il primo capitolo, credo che di questo Cofferati ci parlerà fra un attimo, c’è il primo capitolo che s’intitola “Politica dei redditi e di coesione sociale”.

A leggere quel capitolo, io ho avuto una strana impressione, perché il paese lì descritto sembra il paese di Bengodi, si dice meno tasse per tutti, poveri e ricchi, nessun taglio alla spesa sociale.

Nulla si dice di un piuccolo problema come quello dello svuotamento del deficit pubblico, come quello relativo ai recenti ammonimenti che sono arrivati dallUnione Europea, come quello relativo alla fase di recessione economica che il paese sta attraversando.

Questa parte del documento così a me è parsa irrealistica… poi c’è una seconda parte anche questa con un titolo abbastanza impegnativo, si chiama: Stato sociale per il lavoro.

Guardiamo il contenuto: intanto qui si dice che va bene l’attuale disegno di legge n°848 per parte del disegno di legge delega sul mercato del lavoro, il quale è ora all’attenzione del Senato. Ora in quel documento, in quel testo non c’è la questione dell’art.18 che è invece inseirita nell’848bis, ci sono però alcune cose di una certa gravità, cito solo i titoli:

Liberalizzazione ed incentivo per i trasferimenti di ramo d’azienda, abrogazione di un’antica legge del 1962 sul divieto degli appalti di manodopera, introduzione del lavoro interinale anche a tempo indeterminato, attraverso il cossidetto contratto di somministrazione del lavoro, lavoro cosidetto a chiamata, basato sulla disponibilità del lavoratore, privatizzazione e allo stesso tempo corporativizzazzione del collocamento.

Bene questi titoli messi insieme, danno a mio giudizio l’idea di una destrutturazione del diritto del lavoro. Noi non siamo daccordo con quelle riforme con quelle innovazioni. Crediamo che non siano innovazioni giuste. Crediamo che siano controriforme. 

E poi c’è l’altra parte quella che si tradurrà nel cosiddetto 848bis, lì è previsto un aumento dell’indennità di disoccupazione, un incremento delle risorse quindi per gli amortizzatori sociali, molto al di sotto delle richieste che i sindacati avevano inoltrato. 

E’ prevista la costituzione di enti bilaterali tra sindacati ed imprese anche al fine di gestire funzioni e risorse pubbliche, e poi c’è la famosa modifica dell’art18.

Vedete noi siamo stati per mesi e mesi bersagliati da questo messaggio, messaggio per cui per fare una politica di modernizzazione nel mercato del lavoro, per sviluppare la quantità e la qualità dell’occupazione bisognava appunto intervenire sulla disciplina dei licenziamenti. Abbiamo assistito negli scorsi mesi ad una quantità incredibile di proposte e di soluzioni.

Io ne ho contate circa  una quindicina, non ve le sto ad elencare perché sarebbe troppo lungo. La domanda è perché ?

Perché è successo questo quando nessun economista è in grado di dimostrare che vi sia una qualche relazione tra disciplina dei licenziamenti ed occupazione?

Noi non è che abbiamo fatto un mito dell’art.18 dello statuto dei lavoratori, abbiamo sempre detto che l’intervento su quella norma è la punta dell’iceberg di un disegno complessivo.

Era il punto simbolico di un’idea della modernità che non condividiamo, un idea della modernità e della competizione che sulla riduzione dei diritti fa leva. A nostro giudizo quella strada porta a d una deriva che non è controllabile, ed è stato questo il motivo del NO.

Questo è stato il motivo per cui il no della CGIL ha acquistato un consenso che è andato ben al di là della cerchia dei soggetti direttamente interessati, perché si è capito che dietro a quel no c’era una grande battaglia di civiltà, c’era una scelta certo di resistenza, perché bisogna innanzitutto resistere per poi provare ad avanzare, perché come ognuno intende, non c’è possibilità di estensione dei diritti ai nuovi lavori, ai lavoratori semi autonomi e semi subordinati, ai lavoratori occupati nelle piccole imprese, non c’è possibilita di estensione di questi diritti se intanto non si difendono quelli esistenti. per cui questa sera siamo qui con Sergio Cofferati per ribadire il nostro no.

Noi non siamo daccordo con queste leggi. e poiché non siamo daccordo lo diciamo e poichè siamo in democrazia oltre a dire no agiamo perché questo no possa affermarsi ed agiamo con gli strumenti della democrazia, con le manifestazioni, con gli scioperi, se sarà necessario con il referendum perché sappiamo che questa è una battaglia per la difesa dei diritti del lavoro ma anche per la difesa della costituzione formale e materiale dello stato.

Gigi Mariucci.

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